Per i giovani di oggi, uscire con la “ compagnia”, ho scoperto essere un termine ormai abbandonato.
I miei figli sono spesso usciti, come mi hanno sempre detto, con qualche amico ma mai ho sentito la parola “ compagnia”.
Eppure per noi questo termine aveva un significato quasi poetico o addirittura nobile.
Uscire con la “compagnia” voleva dire entrare a far parte di un gruppo solido di amici che condividevano passioni , divertimenti e anche idee.
Un gruppo dove nascevano piccoli o grandi amori.
Dove qualche volte si aveva dei diverbi e dove , magari dopo una scazzottata, si tornava amici.
Era insomma un agglomerato un poco ingenuo di giovani molto ingenui che nel gruppo volevano trovare sensazioni di amicizia.
Non era assolutamente quello che oggi viene definito “ il branco”, un gruppo senza regole capace di azioni violente.
Il massimo della trasgressione consisteva nel suonare qualche campanello e fuggire via.
Le serate in città erano sempre di due soli tipi.
In discoteca, scegliendo quelle meglio frequentate, o al cinema perché era uscito il nuovo film di qualche autore all’epoca famoso.
Ovviamente tutto avveniva sempre rigorosamente insieme, in “compagnia” e se qualche volta la “compagnia” si divideva in gruppi per una serata , vivevamo questa situazione come una sconfitta
Ma la “ compagnia” che più apprezzavamo e che ci emozionava era la “compagnia” degli amici del mare.
Qui la poesia aumentava.
L’ambiente delle vacanze. Le suggestioni del mare. Tutto sembrava più bello e più dolce.
Era bello ogni anno scoprire all’interno di quella “ compagnia” realtà nuove e sempre diverse
Il milanese un poco sbruffone con la motocicletta di grossa cilindrata esposta come un trofeo.
Il ragazzo facoltoso che ti concedeva un giro notturno con la sua auto nuova.
Il ragazzo indipendente che viveva per un mese intero da solo in campeggia nella “canadese”, lontano dai genitori.
La ragazza che non vedevi per undici mesi e che appena incontravi ti faceva provare un nuovo tuffo al cuore.
Le serate passavano in questo modo , con l’idea di una avventura o in riva al mare a improvvisare raffazzonate sedute spiritiche o semplicemente chiacchierando della propria vita, dei sogni da adulto o dei propri amori.
La parola che più spesso mi viene in mente, ricordando quei momenti, è una sola : ingenuità.
Come ho spesso detto eravamo e siamo ancora una generazione di inguaribili ingenui.
