L’opinione sportiva di Stefano Villa: SPORT E RELIGIONE HANNO UN FORTE LEGAME

Gli esempi di sportivi estremamente religiosi sono numerosi e molto spesso hanno segnato le loro carriere.

Il calcio e la religione sembrano due universi molto distanti tra loro, sacro e profano appunto. Eppure molto più spesso di quanto si pensi queste due sfere vengono a contatto.

Un caso rimasto nella storia riguarda il portiere brasiliano Claudio Taffarel, uno degli estremi difensori più forti di fine anni ’90. È lui ad affrontare Roberto Baggio nell’ultimo penalty di USA ’94 calciato alle stelle dal Divin Codino, Buddista fervente credente, che regala il quarto Mondiale alla Selecao.

Ma oggi non vogliamo parlare delle sue imprese in campo, bensì del suo legame con la religione che ha avuto ripercussioni sulla sua carriera.
Nel settembre 2003 l’Empoli, in piena crisi di risultati e con l’esperto Luca Bucci in porta, lo contatta per ingaggiarlo. Taffarel, da svincolato, si mette in viaggio per la Toscana per andare a firmare il contratto annuale con il club azzurro. Il 37enne brasiliano, però, non arriverà mai in sede.

Mentre è in viaggio la sua macchina ha un guasto e si ferma in autostrada. Chiunque avrebbe chiamato il soccorso stradale per proseguire il viaggio, ma non il religioso Taffarel che vede nella rottura della sua auto un segnale divino: Empoli non è la scelta giusta per lui.

Queste le sue parole al club: “Mi scuso con la società e i tifosi e chiedo perdono a Dio, ma la chiamata dell’Empoli e il guasto dell’auto mentre andavo a firmare il contratto mi hanno fatto riflettere. Ho fatto un esame di coscienza profondo e ho capito di aver chiuso con il calcio”.

E così per via di un guasto meccanico la carriera di Claudio Taffarel giunge a conclusione, una scelta che in molti non hanno accettato ma che risiede nella sua fede e per questo deve essere rispettata.

Molti sportivi hanno trovato nella religione una forza unica che ha permesso loro di essere ancora più performanti di quanto avrebbe permesso il solo talento.

Pensiamo al compianto Ayrton Senna, scomparso il 1 maggio di trent’anni fa nel corso del GP di Imola.
Un uomo molto devoto che in più di un’occasione ha raccontato di aver vissuto esperienze al limite dell’extra sensoriale che ha raccontato con dovizia di particolari e che nessuno ha mai potuto mettere in discussione.

Un altro caso che merita di essere menzionato è quello di Hakeem Olajuwon, uno dei giocatori più eleganti che abbiano mai calcato un Parquet NBA. Prima scelta assoluta del Draft 1984, lo stesso di un certo Michael Jordan, Olajuwon ha ridisegnato il gioco in post rendendolo arte nella sua massima espressione.

Islamico praticante, nel febbraio 1995 vince il premio di MVP del mese. Normale se consideriamo che il lungo degli Houston Rockets è stato un vero fuoriclasse della storia del basket, straordinario se teniamo presente che quel febbraio corrispondeva al mese del Ramadan, uno dei pilastri della religione islamica.

Vuol dire che per molte ore al giorno, anche durante allenamenti e partite, Olajuwon non ha potuto mangiare e soprattutto bere, eppure grazie a una forza mentale straordinaria è riuscito comunque a dominare uno dei campionati più ricchi di talento al mondo.

Stefano Villa – reporter cooperator

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