IL BOOMER E L’ELOGIO DI RENATO ZERO DI ROBERTO PARESCHI

L’altra sera mi è capitato di ascoltare in televisione una intervista a Renato Zero.
Il mitico, inarrivabile, iconico Renato Zero che a 73 anni si gode ancora meritatamente il suo successo.
L’interprete e autore che ha pubblicato la sua prima canzone nel 1967.
Sappiatelo. “Renatino” mantiene ancora una mente lucida e sa ancora creare musica e poesia.
Ha senso dell’umorismo e sa vedere il mondo con gli occhi della speranza.
Ma soprattutto vede nei giovani, a differenza di molti giunti all’età della vecchiaia, il futuro del mondo e sa come apprezzarli.
Vorrei invitare i giovani e i meno giovani che non conoscono a informarsi su cosa ha rappresentato Renato Zero nel panorama della musica leggera e non solo.
Siamo nella seconda metà degli anni sessanta.
Il perbenismo e il falso moralismo la fanno da padrone.
Compaiono i primi complessi musicali “ di rottura” e ci sono soprattutto loro, i Beatles.
Lui in quegli anni per cantare si traveste da donna o comunque usa costumi sgargianti.
Nel corso della sua carriera sarà sempre “ fuori dal coro”.
Alluderà perfino a “triangoli” amorosi.
Chiedo ai ragazzi se riescono a immaginare quanto Renato Zero ha dovuto subire da parte della società bigotta di allora!
Per non parlare del bullismo ignorante che lo definiva effemminato.
Perché tra tutti i mostri sacri del periodo, parlo proprio di Renato Zero?
Perché secondo me lui rappresenta in modo perfetto quella che era la generazione di allora.
Una voglia smisurata di cambiare.
Di essere se stessi senza false ipocrisie.
La gentilezza come arma.
Perché Renato Zero è stato ed ancora è soprattutto un poeta.


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