La mia veneranda età da “boomer” mi ha permesso di vedere, “toccare con mano” e un poco partecipare a certe estese proteste studentesche e in particolare quella avvenuta nel 1977.
Ho invece mancato perché troppo giovane i “gloriosi” cortei del ’68.
Le proteste del 1977 erano in fondo proteste nate per caso, partite dalle università italiane e per caso sviluppate e altrettanto per caso scomparse in un battito d’ali.
Ma quelle proteste erano la manifestazione più evidente di un malessere sociale emerso già da qualche tempo, che poi esplose definitivamente proprio in quell’anno e negli anni successivi con forme di violenza inaudite portate avanti da gruppuscoli armati e brigate rosse.
Anche oggi assistiamo a una molto timida ripresa di proteste nelle università italiane.
Un fenomeno inaspettato considerato i tempi di disimpegno in cui viviamo ma su cui dovremmo interrogarci ed approfondire per capire se queste proteste nascondo qualche malattia sociale.
Ma è comunque accaduto.
L’elemento agglomerante su cui questa volta la protesta si è realizzata è la guerra in corso nella striscia di Gaza, i Palestinesi e gli israeliani.
Non ho molto da dire sull’argomento perché trovo ipocrita affrontare una simile tragedia con il punto di vista del “tifoso da curva nord” come spesso si fa.
Però non posso esimermi da una considerazione di fondo.
A mio modestissimo parere sia il parlamentare che ha definito questi ragazzi “braccia rubate all’agricoltura” sia i giovani che hanno accusato gli israeliani di essere fascisti e di compiere un vero e proprio genocidio o che hanno impedito a dei giornalisti di esprimere il loro parere perché “ebrei”, avrebbero fatto meglio a tacere o meglio ancora a scomparire.
Questi giovani e questo parlamentare non conoscono o fanno finta di non conoscere la storia degli avvenimenti accaduti in tanti anni di continue lotte, da una parte e dall’altra.
Con conoscono le intime sofferenze delle parti in causa e dunque dovrebbero tacere
Tutto questo è figlio dei tempi.
Il parlamentare che vuole strappare applausi e magari qualche voto in più è sintomo dei tempi.
I ragazzi che urlano slogan preconfezionati senza capire bene cosa stanno dicendo sono figli dei tempi.
Siamo insomma di fronte a un gravissimo problema che ciascuno, dal di fuori, prova a piegare, come accade ogni volta che un grave problema esiste, alle proprie esigenze o convinzioni.
Io, vecchio boomer, inviterei tutti “i tifosi” di una parte e dell’altra al silenzio e alla riflessione.
Chiederei – anzi implorerei – di studiare la storia dei popoli, di parlare con tutti, di ascoltare tutti e di portare rispetto per ogni opinione, purché accompagnata dalle parole e non dalla violenza.
