Il pilota giapponese seppe imporsi nel mondo delle due ruote prima di andare incontro a un destino nefasto.
La storia che vogliamo raccontarvi oggi è un mix di gioia e tristezza, un saliscendi emotivo che ripercorre le tappe principali della vita di Daijiro Kato, un pilota che ancora oggi viene ricordato con grande affetto all’interno del paddock del Motomondiale.
Il suo primo impatto con il mondo delle due ruote arriva ad appena quattro anni quando inizia a correre sulle minimoto vincendo molte competizioni in Giappone e mettendosi in mostra a livello nazionale.
Nel 1996, a vent’anni compiuti da poco, arriva l’esordio nel Motomondiale come wild card in 250 nel GP di casa a Suzuka. Anche l’anno successivo viene invitato a correre la corsa nipponica e questa volta è lui a vincere nella categoria del quarto di litro.
Nel 2001 Kato si laurea campione del mondo 250 vincendo 11 Gran Premi, il viatico giusto per approdare nella stagione successiva nella neonata MotoGP dove mette in mostra le sue doti conquistando il settimo posto nella classifica generale con due secondi posti e una pole positivo, non male per un rookie dal futuro avvenire.
La prima gara del 2003 si svolge a Suzuka e vede Kato in sella a una Honda del Team Gresini, una gara che sarà per lui fatale.
Il giapponese perde il controllo della sua moto schiantandosi contro il muro a bordo pista: morirà dopo due settimane di coma lasciando un vuoto incolmabile nella vita dei suoi tifosi e dei colleghi che ne hanno sempre apprezzato la solarità e il sorriso.
A Misano una delle vie accanto al circuito è dedicata a Daijiro Kato, un pilota di grande talento che in pochi anni ha saputo lasciare un’impronta indelebile nella storia del motociclismo.
Stefano Villa – reporter cooperator
