Gino Severini nacque a Cortona il 7 aprile 1883. All’inizio della sua attività intellettuale aderì al futurismo: innanzitutto nel 1909 Severini fu uno dei firmatari del famoso Manifesto del futurismo, scritto da Filippo Tommaso Marinetti; successivamente nel 1910 fu anche uno dei firmatari del manifesto della pittura futurista insieme a Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà e Luigi Russolo. Ma poco dopo la grande guerra, nel 1921, Gino Severini abbandonò il futurismo e passò a una pittura che si può definire “neoclassica” con influenze metafisiche. Come è noto, in quell’epoca la tendenza in voga fra gli artisti era il cosiddetto “ritorno all’ordine” (in francese “rappel à l’ordre”, letteralmente: richiamo all’ordine) e nemmeno Severini si sottrasse a questa tendenza. Dal 1924 al 1934, anche in seguito a una crisi religiosa, il nostro si dedicò quasi esclusivamente all’arte sacra, realizzando grandi affreschi e mosaici, soprattutto per le chiese svizzere di Semsales e di La Roche. Poco dopo la seconda guerra mondiale Gino Severini si trasferì definitivamente a Parigi, dove ebbe una cattedra di mosaico. Nel secondo dopoguerra Severini spesso ritornò ai soggetti del suo periodo futurista. Gino Severini morì a Parigi il 26 febbraio 1966, a quasi ottantatré anni.

Abbiamo detto che nel secondo dopoguerra Gino Severini tendenzialmente produceva opere di tematica futurista. Questa era, per l’appunto, la tendenza. Ma ci furono delle eccezioni; una di esse è l’opera che noi abbiamo deciso di presentare. Nel 1947 il vescovo di Cortona Monsignor Giuseppe Franciolini commissionò a Severini (che, come abbiamo visto, era proprio nativo di Cortona) una Via Crucis in segno di ringraziamento a Santa Margherita per aver salvato la città dalle devastazioni belliche. Gino Severini disegnò le quattordici stazioni, che vennero successivamente messe in opera a mosaico entro edicole di pietra.

Michel Camillo – reporter cooperator
