Ritratti Sportivi di Stefano Villa: TROY BAYLISS, L’AUSTRALIANO VOLANTE

Un pilota che ha vinto meno di quanto il suo talento avrebbe meritato, nonostante una carriera lunga e sempre vissuta a mille: ecco chi è Troy Bayliss.

Quando si pensa al mondo delle due ruote l’attenzione di tutti finisce inevitabilmente sulla MotoGP, ma se pensiamo all’universo delle Superbike è facile che la nostra mente finisca a Troy Andrew Bayliss, un pilota che ha riscritto la storia della motocicletta.

Nato a Taree il 30 marzo 1969, Bayliss inizia a correre ad appena dieci anni. Fin da subito dimostra di avere grande talento, ma le finanze della sua famiglia non gli consentono di continuare a lungo e così da adolescente inizia a lavorare come carrozziere (uno dei suoi soprannomi). Non abbandona il mondo dello sport, cambia semplicemente mezzo passando alla bicicletta, tanto da iniziare a credere di avere un futuro da professionista nella disciplina di Merckx e Gimondi.

Nel 1992, però, ecco la Sliding Door giusta. La Kawasaki lo vuole per guidare una 250 nel campionato australiano, il trampolino di lancio per la sua carriera. La Superbike è ancora lontana, l’età non più verdissima sembra giocargli contro, ma i risultati sono sotto gli occhi di tutti e così nel 2000, a 31 anni, entra a far parte della Ducati. Il binomio con la casa di Borgo Panigale sarà duraturo e ricco di soddisfazioni.

Nel 2001 diventa Campione del Mondo Superbike ottenendo quindici podi, l’anno successivo perde il titolo all’ultima gara contro Colin Edwards e il suo nome entra a far parte dei grandi di questo sport.
Nel triennio 2003-2005 corre in MotoGp (due anni con Ducati, il terzo con Honda) ma non riesce a ripetere i risultati della Superbike centrando una sola vittoria. Così nel 2006 Bayliss torna nel suo “giardino preferito” vincendo il suo secondo Mondiale Superbike con tre gare d’anticipo. Nel 2008, alla soglia dei quarant’anni, Bayliss annuncia il ritiro al termine della stagione che porterà in dote il terzo Mondiale. Chiuderà con 52 vittorie in 156 gare e 94 podi totali, numeri unici che portano al ritiro del suo numero 21.

Le corse rimangono nel suo DNA e nel 2015, a quasi quarantasei anni, torna in sella alla Ducati per sostituire Davide Giugliano nei GP di Phillip Island e Buriram diventando il secondo pilota più anziano a conquistare punti in Superbike (il record, quasi impossibile da superare, appartiene a Frantisek Mrazek con 55 anni e 25 giorni).

Una volta smesso definitivamente con le due ruote Bayliss passa alle vetture coperte per soddisfare la competitività che pervade il suo corso anche a cinquant’anni. Un pilota che ha segnato la storia del motociclismo, ma che forse avrebbe meritato ancora più successi per talento e determinazione.

Stefano Villa – reporter cooperator

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