Ritratti Sportivi di Stefano Villa: JASON KIDD, DA SAN FRANCISCO ALLA CONQUISTA DELLA NBA


Un giocatore come se ne sono visti pochi nella storia del basket: ecco la storia di Jason Kidd.

Nel basket, fino a pochi anni fa quando i ruoli avevano una valenza importante, il playmaker è sempre stato il meccanismo più importante di una squadra, la mente dietro al gioco di qualsiasi compagine.
Quando facciamo il nome di Jason Kidd stiamo parlando di uno dei migliori interpreti del ruolo nella storia del gioco, arrivando al secondo posto della classifica all time degli assist dietro a quel mito inarrivabile che risponde al nome di John Stockton.

Cresciuto nel mito di Magic Johnson, la carriera di Kidd inizia a Berkeley nel 1992 dove mette in mostra le sue doti di intelligenza cestistica sopra la media che convincono i Dallas Mavericks a selezionarlo con la seconda scelta assoluta al Draft 1994.
Con i Mavs vince il premio di rookie dell’anno in coabitazione con Grant Hill, oltre a migliorare la compagine texana reduce da una delle peggiori stagioni di sempre con sole 13 vittorie.

Nel 1996 si trasferisce a Phoenix dove resta per cinque stagioni imponendosi come uno dei migliori play della lega vincendo per ben tre volte la classifica degli assist. I Suns però non riescono a fare l’ultimo passo per essere competitivi ai massimi livelli e nel 2001 lo scambiano con Stephon Marbury dei New Jersey Nets.

Quella con i Nets è una vera e propria storia d’amore per Kidd, senza però il lieto fine.
Infatti guidati dalla leadership del numero 5, che prima di ogni tiro libero rivolge un bacio alla tribuna verso quella che all’epoca era sua moglie, i Nets arrivano fino alle Finals perse 4-0 contro gli ingiocabili Lakers di Kobe e Shaq.
L’anno successivo la storia si ripete nelle Finals contro i San Antonio Spurs, una sorta di maledizione per un giocatore sublime, ma che non riesce a vincere quell’anello che meriterebbe per classe e talento.

Nel febbraio 2008 torna dove tutto è iniziato: ai Dallas Mavericks.
Al fianco di Dirk Nowitzki riesce finalmente a centrare il successo nel 2011 quando i Mavs battono in finale i Miami Heat di LeBron James, Dwayne Wade e Chris Bosh vendicando la sconfitta subita nel 2006: Kidd è in cima al mondo a 38 anni.

Un’altra stagione ai Mavs e un cammeo ai Knicks prima di annunciare il ritiro, ma il basket non esce dalla sua vita.
Nel 2014 diventa allenatore dei Brooklyn Nets, ma dopo una sola stagione viene ingaggiato dai Milwaukee Bucks.
Ed è proprio Kidd a dare inizio al percorso che porterà la franchigia a vincere il titolo con Mike Budenholzer in panchina dando fiducia a un giovanissimo Giannis Antetokounmpo, ma quando il processo sembra in una fase di svolta importante viene esonerato.

Nel 2019 entra nello staff di Frank Vogel ai Lakers con cui conquista il titolo nella bolla di Orlando, il secondo della sua carriera.
Dopo due stagioni in gialloviola torna per la terza volta a Dallas per chiudere un cerchio e allenare Luka Doncic che per talento lo ricorda moltissimo.

Questo è stato e continua ad essere con una nuova veste Jason Frederick Kidd, uno dei migliori playmaker di sempre.

Stefano Villa – reporter cooperator

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