Sono sempre stato un individuo rispettoso delle regole. Convinto in modo feroce che il dialogo tra i contendenti sia l’unica strada accettabile per risolvere ogni controversia.
Dunque ho dovuto rinunciare a molte emozioni “forti”.
Ad esempio alla emozione di sentirmi parte della protesta studentesca che ha agitato le università italiane nel 1977.
Il fatto è , che pur essendo convinto che una svolta nella scuola fosse a quel tempo necessaria, non sopportavo l’idea di considerare l’università in cui studiavo un accampamento.
Non sopportavo l’aula Magna imbrattata con scritte politiche. Sopportavo ancor meno certi slogan distruttivi o, come qualche volta accadeva, il gesto della pistola che accompagnava certi cortei.
Per me il massimo della trasgressione era rappresentato da un voluminoso eskimo, comprato di seconda mano, che mi faceva sentire parte del gruppo studentesco.
Ma mai e poi mai avrei partecipato al rito collettivo dei cortei in nome di una non ben definita libertà. Una libertà che ammiccava al mito comunista o bollava come oppressore l’america.
Ero convinto che già allora non esisteva e che comunque mai sarebbe esistito il colore bianco e il colore nero.
Esisteva, eccome, anche il grigio. Quel grigio in cui mi dibattevo convintamente. Il primato della educazione sull’arroganza, del rispetto sulla maleducazione.
Insomma pensavo che fosse giusto protestare ma che era necessario farlo in modo rispettoso della società e degli altri, senza esasperazioni o mitizzazioni di una giustizia sociale collettiva che esisteva solo sulla carta.
Non mi sbagliavo.
Da quelle esasperazioni gratuite che partivano da un protesta giustissima e si erano poi trasformate in una commedia violenta , trovò non solo ma anche linfa un periodo molto buio dell’Italia. Il periodo delle brigate rosse e dei gruppuscoli “rivoluzionari” che seminarono morte in nome di una fantomatica rivoluzione.
Da quelle esasperazione della protesta venne poi come conseguenza la reazione benpensante, i buoni borghesi che vedevano studenti e giovani che pretendevano maggiore giustizia, come un qualcosa da condannare.
Questa eredità ci accompagna ancora oggi in molto di noi boomer che hanno purtroppo dimenticato che cosa erano e che cosa avrebbero voluto essere.
