L’effimero, l’apparenza, il vacuo. Elementi ormai irrinunciabile del vivere odierno. Ciò che è utile è spesso considerato superato. Ciò che appare è invece l’elemento essenziale a cui l’attenzione di tutti è rivolta.
Chi meglio di una automobile può condensare tutte queste considerazioni in una sola immagine. E ancora, chi meglio di una automobile, può mostrare la contrapposizione tra un passato pioneristico e un dorato presente ?
Partiamo proprio dal passato e dall’auto che nel mio passato era il simbolo del boom economico. La cinquecento Fiat. Un auto che per giovani e meno giovani fu una conquistata esistenziale. Con la cinquecento si poteva finalmente andare al mare, andare in campagna la domenica, portare la moglie a fare compere all’altro lato della città.
Ma da un punto di vista puramente strutturale cosa era davvero la cinquecento ?
In breve : un inno alla essenzialità e al risparmio.
Un riscaldamento “a motore “, nel senso che nelle giornate fredde era sufficiente aprire uno spiraglio tra abitacolo e motore e subito, miracolosamente, lo stesso abitacolo di riempiva di caldo e purtroppo anche di fumo.
Il cambio. Per risparmiare era strutturalmente imperfetto. Obbligava il guidatore a complicate manovre per riuscire a cambiare. Ma era indistruttibile.
Il motore. Un “muletto” compatto che ci trasportava dalla pianura alle più impervie vette senza battere ciglio.
Veniamo ora alle auto attuali.
Abbiamo da tempo decretato il trionfo dell’automatismo e dunque in qualche modo abbiamo a mio parere relegato il guidatore in una posizione subalterna.
Un meccanismo avvisa nel caso di ostacoli sulla carreggiata, ostacoli che peraltro siamo perfettamente in grado di vedere.
Un suono ci avvisa se sconfiniamo sull’altra corsia.
Ancora un suono ci avvisa se superiamo la velocità consentita impedendoci almeno una volta nella vita di trasgredire alle regole.
Il computer di bordo poi è un vero e proprio incubo. Ti offre statistiche sui consumi. Imposta automaticamente le luci nel modo migliore. Perfino il tergicristalli si aziona in automatico alle prime gocce di pioggia.
Un altro meccanismo infine mantiene costante la velocità dell’auto senza richiedere l’utilizzo dell’acceleratore.
Passato contro presente. Manualità contro automatismo.
Indubbiamente alcuni meccanismi contribuiscono alla sicurezza e rimediano ad eventuali mancanze del guidatore.
Ma , accidenti, io mi sento sminuito, messo in secondo piano dalla macchina. Mi sembra che la macchina guidi me e non invece che sia io a guidare questo ammasso di ferraglia.
E’ un atteggiamento irrazionale, ne convengo.
Ma fino a quando non inventeranno la spia per avvisarci dell’irrazionalità continuerò, prima di iniziare a guidare, a disabilitare tutti questi meccanismi.
