Da qualche tempo sto assistendo al proliferare di spot pubblicitari dove i protagonisti sono neonati, bambini o comunque ragazzi.
Cosa che personalmente trovo sbagliata perché molto “ruffiana” e disonesta
Mi sono allora venuti in mente gli spot pubblicitari più famosi degli anni 70.
Penso al mitico Jo Condor, un cartone animato semplice semplice che ripeteva una frase poi entrata nel linguaggio comune.
Sempre a proposito di cartoni animati ricordo anche un breve filmetto ispirato alle gesta di Re Artù che , davanti alla tavola rotonda, si chiedeva ogni volta “ come mai non siamo in otto?”. La risposta immancabile era ogni volta la stessa “ perché manca Lancillotto”.
Infine come dimenticare il mitico “ calimero”, il pulcino tutto nero ( e non sporco)?
Se poi invece vogliamo passare a spot un poco più impegnati, spopolava allora il filmato di Ernesto Calindri, famoso attore dell’epoca, che circondato dal traffico caotico di una grande città, sorseggiava amabilmente il proprio amaro.
Infine come non parlare dei paesaggi incontaminati dentro ai quali correva uno splendido stallone tutto bianco che evocava la freschezza e la purezza di un certo bagnoschiuma ?
Si trattava comunque sempre di pubblicità in qualche modo ingenue, che avevano magari anche qualche ambizione artistica ma che spesso puntavano semplicemente a far divertire lo spettatore.
Oggi siamo invece di fronte spesso a messaggi sublimali e non di dubbio gusto.
Ricordiamo le due signore di “una certa età” che essendo ancora bellissime ci spiegano di valere perché nonostante il passare degli anni sono ancora perfette. Un messaggio orribile e volgare per quanto è stupido ma che evidentemente può attecchire in una certa fascia di spettatori.
Pensiamo ai martellanti spot sulle auto. Alla considerazione che un’auto offre una immagine a chi la guida. In quei filmati un uomo si conforma sempre alla propria auto e non è mai l’auto che serve l’uomo che la acquista.
Ma penso soprattutto al torto fatto dalla pubblicità ai corpi, ai pensieri e ai sentimenti di giovani ragazzi e ragazze protagonisti.
E’ una deriva senza fine, figlia dei tempi in cui viviamo che non si vergogna di se stessa ma che anzi si auto referenzia proprio per la propria deriva.
Come fare a uscirne ?
Tornando forse a essere uomini, a pensare e ad avere degli ideali.
