La vita raccontata da Cucchi nelle parole del nostro Michel Camillo

Maurizio Cucchi è nato a Milano il 20 settembre 1945; i suoi primi anni sono stati irrimediabilmente segnati dalla morte del padre, avvenuta nel 1957, quando Maurizio non aveva ancora compiuto dodici anni. Ritorneremo su questa tragedia, perché è importante per l’attività poetica di Maurizio. Per ora iniziamo a dire che la morte fu “provocata non da un infarto o un incidente, come pareva dai primi indizi, ma da una scelta personale” (Alba Donati). Maurizio Cucchi si è laureato all’Università Cattolica di Milano con una tesi su Nelo Risi e Andrea Zanzotto. All’attività di scrittore Cucchi affianca altri lavori: innanzitutto collabora con diversi quotidiani (Il GiornoLa StampaAvvenire La Repubblica); poi è critico letterario e traduttore. Ha infatti curato il Dizionario della poesia italiana (la prima edizione risale al 1983, la seconda al 1990) e insieme a Stefano Giovanardi ha curato l’edizione di un’ antologia di poeti italiani della seconda metà del XX secolo, pubblicata nei Meridiani della Mondadori nel 1996; Cucchi ha inoltre curato edizioni di svariati autori, i più importanti dei quali sono: Edgar Allan Poe, Federico García Lorca, Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Teofilo Folengo, Federigo Tozzi e Mario Luzi. Quanto all’attività di traduttore, a lui si deve la traduzione di un’antologia di Fiabe lombarde, edita nel 1986. Ma in linea generale Maurizio Cucchi predilige tradurre dal francese; si è infatti cimentato con opere di Stendhal, Alphonse de Lamartine, Gustave Flaubert, Jacques Prévert, Stéphane Mallarmé e Honoré de Balzac.

Veniamo ora a trattare la produzione letteraria di Maurizio Cucchi. Egli certamente è noto soprattutto come poeta; tuttavia bisogna fare almeno un cenno alla sua attività di romanziere. Nel 2005 Cucchi presso Mondadori pubblicò il suo primo romanzo, intitolato Il male è nelle cose, che nello stesso anno fu finalista del Premio Strega.

L’esordio di Maurizio Cucchi come poeta è invece molto più remoto, dato che egli nel 1976 pubblicò la raccolta di liriche Il disperso, uscita presso Mondadori. Ricordiamo anche altre sue raccolte di versi: Meraviglie dell’acqua (1980), Donna del gioco (1987) e L’ultimo viaggio di Glenn (1999). Già nel 2001 uscì una prima edizione che raggruppava le liriche di Maurizio Cucchi, Poesie 1965-2000, a cura di Alba Donati, pubblicata da Mondadori; ad essa nel 2016 ha fatto seguito una seconda raccolta che abbraccia un arco di tempo ancora più ampio, intitolata Poesie 1963-2015. La perdita del padre, alla quale abbiamo accennato in apertura, è uno dei temi fondamentali della poesia cucchiana: già all’inizio del Disperso si spiega che la morte avvenne “Nei pressi di … trovata la Lambretta”, senza indicare il luogo, che verrà svelato molto più tardi (una località nei pressi del confine fra Italia e Svizzera); il nome del papà, Luigi, ci verrà invece svelato in Donna del gioco; quanto al Glenn dell’ultima raccolta da noi citata, è un soprannome dato da Maurizio al padre. Per restare in tema di titoli, Donna del gioco è tratto dal Fiore, dove compariva nella forma “giuoco”.

Dopo aver presentato le raccolte poetiche di Maurizio Cucchi, passiamo a considerazioni più generali. La sua poesia si riallaccia alla più recente tradizione lombarda (Vittorio Sereni, Luciano Erba, Giovanni Raboni), praticando la riduzione prosastica del linguaggio a sostegno di un paradossale realismo onirico, che costituisce la sua inconfondibile sigla. La prosodia di Cucchi è caratterizzata da una grande ricchezza di musicalità, di ritmo, di allitterazioni e di rime interne. Lo stile di Cucchi è invece cambiato nel tempo: dalle enumerazioni di oggetti “impoetici” egli è infatti passato a una lingua che cerca una dimensione morbida e luminosa. Quello che non è mutato è che Maurizio Cucchi racconta la vita come esperienza dell’assurdo, sovrastata dalla morte e dalla violenza. 

Michel Camillo -Reporter Cooperator

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