I gesti eclatanti da parte di ragazzi che si definiscono di “ultima generazione” avvenuti negli ultimi mesi, ha spesso prodotto reazioni dialettiche altrettanto eclatanti e scomposte da parte di molte fette della società c.d. civile.
Si è parlato di violenza e di vandalismo ingiustificato.
I ragazzi che hanno imbrattato muri o le protezioni di quadri famosi sono stati definiti in modo molto semplicistico ed anche ipocrita solamente dei teppisti.
Nulla di più falso !
Un giudizio negativo, lo dico con convinzione, senza un approfondimento delle ragioni della protesta è un atteggiamento sbagliato e soprattutto ignorante, nel senso che spesso . anzi sempre – chi parla “ignora” ciò che ha generato questi gesti.
Non è questa la sede per intavolare discussioni scientifiche a favore o contro le visioni sempre più pessimistiche sul futuro del nostro pianeta.
E certamente si possono mettere in pratica sofisticati giochi dialettici per dimostrare che nulla è cambiato, che i mutamenti climatici sono in realtà avvicendamenti “normali” e sono dunque solo il frutto di un ricambio ciclico e irreversibile del clima destinato poi a scomparire.
Si può fare tutto e il contrario di tutto.
Tuttavia chi opera queste macchinazioni dialettiche non può ignorare cosa sta accadendo nel mondo. Il continuo ripetersi di fenomeni climatici dirompenti. La desertificazione di grandi porzioni di intere nazioni. Le carestie. Il surriscaldamento globale che tocca ormai da anni sempre nuovi record.
Chi lo fa è colpevole di fronte agli uomini e al creato.
Io invece credo che la protesta di questi giovani in un mondo dominato da vecchi ignoranti e corrotti ( e non mi riferisco solo ai politici) sia una delle poche cose belle a cui possiamo assistere.
Pensate alla disperazione di questi giovani che affermano, supportati da dati e pareri scientifici, di essere l’ultima generazione destinata a vivere in modo “normale” su questo pianeta.
Pensateci solo un attimo e uscite se potete dal vortice di luoghi comuni, di egoismo e di tristissime considerazioni economiche in cui siete calati.
I potenti pur fingendo di essere preoccupati dal clima continuano a non fare nulla.
Ogni volta che qualcuno propone interventi che possano pesare sull’economia di questo o quel paese, assistiamo a un pessimo spettacolo per bloccare questi interventi.
E tutto procede come al solito.
Dunque cosa dovrebbe fare i giovani di fronte a questo suicidio collettivo dai risvolti egoistici (“ tanto io tra 20 anni non ci sarò più …”) ?
Serve parlare, pregare, sperare ?
O serve , come stanno facendo questi giovani, obbligare la gente a pensare ?
Dottor Roberto Pareschi-reporter cooperator, laureato in giurisprudenza
