Ritratti Sportivi di Stefano Villa: WILT CHAMBERLAIN, L’UOMO DEI RECORD IMBATTIBILI

Sessantadue anni fa andava in scena la gara dei 100 punti di Wilt Chamberlain, un record che probabilmente non verrà mai battuto. Ecco la storia di un personaggio inimitabile.

Il 2 marzo 1962 è una data che rimarrà per sempre impressa nella storia della pallacanestro. A Hershey, Pennsylvania, città famosa per il cioccolato, va in scena la sfida tra Philadelphia Warriors e New York Knicks, la serata da sogno di Wilton Norman Chamberlain.

Prima di tornare alla Hershey Arena, non proprio piena in ordine di posto quella sera, qualche dato su Wilt, un ragazzo con delle doti fisiche incredibili. Fin da ragazzo sembra essere nato per fare sport, non importa quale: atletica leggera, football o basket fa poca differenza. Quando però a 16 anni sei 211 centimetri è il fisico che sceglie per te.

Dai tempi del liceo è la massima forza che si sia mai vista su un parquet. Va a Kansas per completare il suo percorso universitario iniziando a costruire la sua leggenda dentro e fuori dal campo. Il suo rapporto con le girls è qualcosa di leggendario, a tratti anche oltre: Chamberlain ha dichiarato di aver avuto circa 20mila donne nella sua vita, dato che potrebbe esser stato arrotondato per difetto…

Prima di sbarcare in NBA, però, Chamberlain ha un’altra idea in testa: indossare la gloriosa maglia degli Harlem Globetrotters in quella che sarà la stagione più divertente della sua carriera. Una sola annata con la squadra-spettacolo per eccellenza condividendo il campo con Meadowlark Lemon, forse il giocatore più celebrato di sempre dei Globetrotters.

Ma ora torniamo a quella sera di inizio marzo 1962. Chamberlain arriva all’arena pochi minuti prima dell’inizio della sfida dopo aver trascorso il pomeriggio in sala giochi a sparare ai bersagli. Tuttavia sembra ispirato fin dai primi minuti della gara: 23 punti nel primo quarto, 18 nel secondo e 28 nel terzo. Sono 69 con ancora un quarto da giocare.
L’obiettivo dei compagni è di permettergli di battere il record di punti segnati, ma i Knicks hanno opinioni diverse e iniziano a far fallo sui suoi compagni per impedirgli di arrivare in tripla cifra. Tutto inutile.
Segnerà 100 punti con 28/32 ai liberi, aggiungendo anche 25 rimbalzi a una partita semplicemente irripetibile nella storia di questo gioco.

Quella sera c’è solo la radiocronaca e l’unico fotografo presente all’arena se n’è andato dopo il primo quarto, ma una serata del genere deve essere immortalata. Sugli spalti c’è un papà che ha portato suo figlio a vedere la partita. Si chiama Paul Vathis ed è uno dei fotografi più rinomati di quel periodo. Corre in auto a prendere una macchina fotografica, poi va da Chamberlain e gli consegna un foglio con su scritto 100 a penna: diventerà una delle immagini più iconiche della cultura pop americana.

Questa è solo la più grande impresa di uno dei giocatori più grandi di sempre, un uomo che ha allargato la sua sfera di influenza anche al di fuori del campo da basket.
Nei suoi locali si esibiscono i migliori artisti dell’epoca e le serate finivano sempre allo stesso modo, in compagnia di una signorina diversa ogni sera perché le donne, per usare un eufemismo e come avrete capito, non gli dispiacciono.

Nel 1968, dopo aver vinto il primo titolo della sua carriera con la maglia dei Philadelphia 76ers, si trasferisce ai Los Angeles Lakers con la speranza di riempire il suo palmares in maniera importante, ma i gialloviola devono arrendersi due volte in Gara-7 delle finali contro i Boston Celtics e i New York Knicks prima di vincere nel 1972 il secondo e ultimo titolo della carriera di Chamberlain.
Si ritira nel 1973 e diventa l’allenatore dei San Diego Conquistadores in ABA. Vorrebbe essere allenatore-giocatore ma i Lakers, che avevano ancora un anno di contratto, glielo impediscono. Poco male. L’avventura in panchina termina dopo una sola stagione.

Nel 1999 a soli 63 anni un infarto lo porta alla morte. Un uomo che ha vissuto un’esistenza impossibile da replicare e che è entrato di diritto nella Hall of Fame del gioco, tanto che ancora oggi continua a battere record su record.
L’uniforme casalinga vestita da Wilt Chamberlain nel suo anno da rookie a Philadelphia è stata battuta all’asta per 1,7 milioni di dollari, la cifra più alta mai spesa per un oggetto vintage indossato.

Un ulteriore dato che ci fa capire che non potrà mai esserci un giocatore che si avvicinerà a quello che è stato Wilton Norman Chamberlain.

Stefano Villa – reporter cooperator

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