Il compleanno di Roberto Pareschi. Auguri al nostro boomer da contg.news

Pochi giorni fa ho compiuto la bellezza di 68 anni.
E subito, ma proprio subito, mi sono venuti in menti molti strani pensieri. Da quelli più positivi ad altri decisamente negativi.
Ho pensato che sono vivo e fortunatamente in buona salute.
Una considerazione che fino a poco tempo fa neppure mi sfiorava e che oggi ha assunto invece una valenza diversa, quasi determinante.
Va detto che l’età di 68 anni è vista ai nostri tempi come una età ancora relativamente accettabile.
Il luogo comune vuole che a 68 anni “ si è ancora giovani”. Questo perché siamo tutti prigionieri del mito dell’eterna giovinezza e del fatto che una piccola pastiglia, al giorno giusto e all’ora giusta, può tenere lontane le malattie o garantire l’immortalità.
Eppure …
Eppure si inizia a guardare con altri occhi le corsie dell’ospedale e gli anziani ricoverati.
Eppure si passa davanti alle case di riposo pensando che forse un giorno potrebbe toccare anche a te.
Eppure si fanno i conti e si scopre che supponendo una età di 80 anni, non ne mancano molti alla meta.
Poi ci sono i limiti sempre più evidenti con cui ci si deve fronteggiare.
Limiti fisici che ti impediscono di tenere il passo dei più giovani e che ti fanno sentire a disagio.
Limiti intellettuali. Un certo torpore ad assimilare nuove nozioni o a dedicarsi allo studio.
E poi lo specchio che ogni mattina ti trasmette bruttissimi segnali e ti fa chiedere chi diavolo sia la persona che vedi, quel vecchio con le rughe e i capelli bianchi che ti guarda con occhi privi di entusiasmo.
Tutto questo però va a scontrarsi con la voglia di vivere. Con il sentirsi ancora, nonostante tutto, bambino. Con la capacità di stupirsi ancora.
Soprattutto con la disperata voglia di avere ancora, nonostante tutto, nonostante il tempo, nonostante molte delusioni, dei progetti di vita in cui credere.
Perché in fondo, come diceva un grande umorista, bisogna che “ la morte ci trovi vivi”.




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