Berlino, capitale della Germania, rappresenta il centro principale della politica, della cultura, dei media e della scienza di tutto lo Stato tedesco. Nonostante la devastazione apportata dalla seconda guerra mondiale e dalla divisione della città in due, la bellezza e la modernità di Berlino sono testimonianza dell’ottimo progetto di ricostruzione della città, capace di valorizzare i propri tesori culturali.
Per prima cosa non può mancare a Berlino la visita del Mitte, che non è solo uno dei distretti in cui è suddivisa la città, ma è uno dei quartieri del distretto omonimo, cuore pulsante della città. Dalla Torre della televisione all’Isola dei musei, passando per il viale Unter den Linten, qui sono concentrate le maggiori attrazioni berlinesi.







Negli anni Cinquanta del Novecento la DDR, un po’per necessità logistica, un po’per magnificare le sorti del regime socialista, eresse nel centro di Alexanderplatz una gigantesca torre della televisione per la diffusione dei programmi di stato. Dopo la caduta del muro e la riunificazione di Berlino Est e Ovest, “Telespargelc (trad. Teleasparago) è presto assunta a simbolo cittadino. Due i fattori alla base della sua popolarità, da un lato l’imponenza della struttura (365 metri) dall’altro il fatto di trovarsi in una piazza storicamente importante come Alexanderplatz, così chiamata nel 1805 in onore dello zar di Russia Alessandro I.

Oggi la torre della Televisione rappresenta una delle massime attrazioni di Berlino. A 203 metri di altezza c’è una piattaforma raggiungibile con ascensore che, nei giorni tersi, regala un magnifico skyline, per non citare la presenza di un magnifico ristorante (Sphere), che ogni trenta minuti ruota il proprio asse compiendo un giro completo su se stesso.
Sul fiume Sprea è presente un isolotto sul quale nel XII secolo sorse il primo nucleo abitato di Berlino. Oggi vi sono ospitati alcuni dei musei più importanti al mondo, tanto da essere stato rinominato l’Isola dei musei ( Museuminsel) ed è un’altra tappa obbligatoria di una visita in città.

Di musei a Berlino ce ne sono a centinaia e meriunno una visita a partire dai più noti, il museo antico ( Altes Museum), che ospita sculture e opere d’arte d’epoca etrusca, greca e romana; il museo Nuovo (Neues Museum), con una ricchissima collezione di reperti di età egizia, tra cui il famoso busto di Nefertiti. Il museo Bode (Bodemuseum) di cui non si può non ammirare una collezione di arte bizantina i cui reperti vanno dal Medio Evo al Settecento. Altrettanti noti il Museo di Pergamo, eretto per ospitare l’altare rinvenuto in Turchia nel 1878 dall’ingegner Humann, e la Galleria nazionale, che rappresenta il più grande centro di cultura museale dell’intera Germania, concepita così dall’anno della sua fondazione, il 1876. La caduta del muro di Berlino ha fornito l’occasione storica di riunire le due collezioni conservate ai due lati della cortina, senza dimenticare che già durante la seconda guerra mondiale fu fatto un enorme sforzo per non disperdere un patrimonio di inestimabile valore.
Unter den linden ( letteralmente sotto i tigli) è il nome di uno dei principali viali di Berlino, nonché uno dei più famosi al mondo. Un chilometro e mezzo di strada larga 60 metri circa, cinta ai due lati da diverse file di tigli, la cui piantumazione risale al regno di Federico Guglielmo I di Prussia. Il monarca aveva la necessità che il percorso dal palazzo reale alla tenuta di caccia nel quartiere di Tiergargarten, fosse il più ombrato possibile e ordinò che venissero piantati questi alberi. Dopo Federico Guglielmo I fu il figlio Federico II di Prussia a provvedere all’abbellimento del vialone, ordinando la costruzione del Teatro Nazionale dell’Opera e della Biblioteca Nazionale. Nell’Ottocento la vittoria contro la Francia suggerì la posa di diverse statue come tributo al coraggio dei generali dell’esercito prussiano. Sulla strada si incontrano diversi edifici di grande pregio, tra cui il palazzo del principe ereditario, l’Armeria, l’università di Humboldt, famosa per essere stata frequentata da Karl Marx.
La seconda guerra mondiale e la successiva divisione della città in due portarono a un rapido declino di “unter den Linden”, declino scongiurato con la riunificazione del Novanta che, seppur su nuove basi, in un mix di conservazione e innovazione, ha ridato centralità a questo viale che finisce ( o comincia) con la porta di Brandeburgo.
Nulla suggerisce la parola Berlino quanto la porta di Brandeburgo, di gran lunga il monumento più fotografato della città. Rappresenta la risposta tedesca all’arco di Trionfo di Parigi. Si tratta di un monumento alto ben 26 metri e costruito per re Federico II. Si trova nel distretto del Mitte e si affaccia su Pariser Platz, alla fine dell’elegante viale Unter den Linden. Fu il primo monumento neoclassico in città.

A quasi trent’anni dalla caduta del muro, Berlino appare come una città completamente diversa, talmente diversa che, pur conservando molte tracce di quella divisione fisica e psicologica, si rischia, senza guida, di perdere il filo della memoria. Di non riuscire a ricostruire i diversi passaggi della storia tedesca, europea e mondiale. A questo proposito merita una visita il Museo di Storia tedesca, all’interno del palazzo dell’armeria, tappa obbligata per chi sia realmente interessato a conoscere la storia di Berlino e della Germania, la storia relativa al quinquennio 1949-1990 e quella più specifica della costruzione del muro nel 1961. Il museo ripercorre le tappe della dittatura nazista e, a ritroso, quelle della prima guerra mondiale e dell’unificazione tedesca nell’Ottocento. Questo museo offre una panoramica d’insieme della storia tedesca, senza rinunciare a ospitare mostre temporanee, allestite nell’area dell’edificio progettata dall’archistar sino americana Leoh ming Pei, cui si deve anche la piramide del Louvre a Parigi.

Berlino vanta un museo dell’Olocausto e il Museo #braico. L’idea di costruire un museo ebraico a Berlino è antecedente la caduta del muro. Si è aspettato fino al 2001 per affrontare preliminarmente due aspetti, il primo dei quali aveva a che fare con il taglio da dare all’esposizione, il secondo, forse il più importante, riguardava la proprietà del museo stesso. Si caldeggiava dapprima la soluzione governativa, salvo poi ricorrere alla formula della fondazione indipendente sotto la supervisione del governo federale.
Il museo illustra gli oltre Duemila anni di storia ebraica in Europa, con contributi che spaziano dall’arte alla letteratura alla religione. Grande spazio è stato dedicato alle persecuzioni di cui è stato oggetto il popolo ebraico. Persecuzioni che in Europa vanno dall’alto Medio Evo fino alla tragica vicenda dell’Olocausto nazista. Quello che più colpisce di questo museo è l’innovatività. Tecniche multimediali, effetti luminosi, sale espositive dalle forme bizzarre. Infine una curiosità. L’inaugurazione del museo ebraico fu posticipata, in quanto prevista l’11 settembre 2001, data dell’attentato alle Torri Gemelle.

In pieno centro a Berlino si trova il memoriale dell’Olocausto per gli ebrei assassinati d’Europa, collocato tra la porta di Brandeburgo e Postdamer Platz. Inaugurato il 10 maggio 2005 su progetto dell’architetto statunitense Peter Eisenmann, il monumento sorge su di un’area di oltre 19 mila metriquadrati dove un tempo erano presenti le proprietà di Goebbels, il ministro della Propaganda del Terzo Reich. L’opera consta di 2711 steli in calcestruzzo di diversa altezza ed è accessibile da qualunque parte del perimetro. Camminare tra le steli, rapiti dalla sinuosità del monumento, suggerisce smarrimento, quello della ragione, con la solitudine che ne deriva tanto per le vittime, impotenti dinanzi all’orrore, quanto per i carnefici mentalmente bloccati in un’ideologia di morte e distruzione. È anche presente un centro informazioni dove sono state catalogate diverse testimonianze di quanti tra il 1933 e il 1945 vissero la tragedia della Shoah.
Un’altra visita che merita di essere fatta è al palazzo del Reichstag. Era il vecchio palazzo dell’impero tedesco, palazzo centrale anche dell’ascesa nazista in quanto fu in seguito a un incendio doloso nel febbraio del 1933 che Hitler poté chiedere ed ottenere l’abolizione della maggior parte dei diritti civili sanciti dalla costituzione di Weimar. Durante gli anni della guerra fredda il Bundestag, parlamento federale tedesco, venne trasferito a Bonn, ma si riuniva una volta l’anno a Berlino Ovest per rimarcare la provvisorietà della soluzione adottata. Dopo il crollo del muro l’assemblea del Bundestag tornò a riunirsi nel Reichstag, rinnovato, negli anni Novanta, con l’aggiunta di una cupola in vetro presto diventata una delle attrazioni principali di Berlino. Un ascensore porta in cima alla cupola da cui si scorge uno dei panorami migliori sul quartiere governativo, sul parco di Tiergarten e sul resto della città.

Una tappa obbligata per chi voglia conoscere il contributo della street art al racconto della riunificazione tedesca è l’East Side Gallery, posta tra il ponte Oberbaum e la stazione. All’indomani della caduta del muro, più di cento artisti provenienti da ogni parte del mondo si cimentarono nel raccontare la difficile ma entusiasmante riunificazione delle due Germanie. Tra i tanti graffiti quello senza dubbio più famoso rimane “il bacio fraterno” tra Leonid Brezhnev e Erich Honecker. L’opera, dell’artista russo Dmitri Vrubel, riproduce uno scatto del 1979 in cui i due capi di Stato dell’URSS e della DDR si baciavano a labbra serrate, un rito mutuato dalla tradizione ortodossa che serviva a ribadire la fratellanza socialista delle due nazioni.
Infine Berlino vanta lo zoo più antico del mondo, nonché uno dei più attrezzati, capace di ospitare circa 14 mila esemplari di 1400 specie diverse, ippopotami, Scimmie, rinoceronti, panda, pinguini, leoni, pantere, giaguari e farfalle. Una varietà davvero impressionante allevata tenendo conto del benessere psicofisico degli animali e delle esigenze di sicurezza dei visitatori.
