Il sole scalda di più in inverno – riflessione sul Carnevale di Andrea Guasco

Oggi con l’auto sono passato dove c’era stata una sfilata di Carnevale. Era in un comune al confine tra Valle d’Aosta e Canavese.
I carri erano passati sotto il caldo sole del pomeriggio di febbraio e i costumi in simil-velluto del corteo storico erano anche troppo pesanti da portare per Principi, Signori, Dame e Paggetti.
Già, perchè, strano a dirsi il sole che sembra scaldare di più è il sole dell’inverno, o della sua fine, o meglio ancora del preludio della sua fine, quando i pomeriggi si allungano, le primule sbucano in vigna e il croco in montagna trova spazio tra la neve che si scioglie in acqua e l’erba ancora schiacciata e pallida dal manto bianco che la copriva fino a poco fa.
Ho grande gioia per i pomeriggi di Carnevale.
Quando ero bambino con i nonni e la Fiat 128 rossa si andava a Borgosesia a vedere i carri allegorici più grandi della zona ed io indossavo un vestito da Corsaro nero che tutti confondevano con Zorro, lanciando più stelle filanti che coriandoli.
Gli anni passano più lenti quando si è bambini, ma presto arrivò l’epopea del Gruppo Storico di Masserano dove a Carnevale lentamente passai sotto il simil-velluto da Paggetto a Sbandieratore e infine Banditore : nei pomeriggi nuvolosi era tessuto troppo leggero e in quelli di sole troppo pesante dando l’idea che il sole scaldasse di più del dovuto.
Ricordo con gioia i pomeriggi al Carnevale del mio oratorio quando si organizzavano i giochi per i più piccoli e la fagiolata per i più grandi, quando il meccanico tirava fuori dal suo capannone il carro con la maschera del paese e col trattorino lo trainava seguito dalla banda per le strade del borgo.
Finiva tardi la lotteria benefica, troppo tardi e si usciva dal salone parrocchiale convinti che fosse buio e invece, guarda un po’, alle sei di sera c’era ancora un po’ di luce. Il sole ci era stato amico, perchè il sole scalda di più in inverno.
Ricorderò con gioia questo pomeriggio di Carnevale passato con la persona che amo a fianco tra le montagne della Valle d’Aosta e un sole che sembrava, anche in questo caso, più caldo del dovuto.
Lo ricorderò con gioia, perchè siamo passati con l’auto dove c’era stata una sfilata di Carnevale. Era in un comune al confine tra Valle d’Aosta e Canavese.
Tutto era finito in quel paese che ho attraversato : la Dama del corteo stava rientrando a casa da sola sul marciapiedi con l’acconciatura sfatta e la crespina del costume in mano, il musicista della Banda stava caricando il suo trombone nel baule dell’auto per andare a casa, tre ragazzi di circa 15 anni rientravano a passo svelto più vestiti da punk che da carnevale (o forse tutte e due le cose insieme…) e al distributore in fondo alla strada del paese c’era un carro allegorico che era in fase di smontaggio ( bisogna fissare le parti mobili e rientrare nel perimetro del rimorchio per il codice della strada ).
Tutto finiva lì : mesi di preparativi con la carta pesta per chi ha costruito il carro, mesi di prove per il musicista della banda, mesi di riunioni per il Carnevale qualche chilometro più in basso dove le arance sostituiscono i coriandoli e dove ogni anno si consuma il rito e la metafora della rivoluzione.
Tutto finiva lì al mio passaggio con l’auto : si alzavano i coriandoli dalla strada per lo spostamento d’aria delle ruote e volavano via come i sogni di un Corsaro Nero o di un Harry Potter , di un Batman o di una Principessa di Frozen.
Tutto finisce, come la bottiglia di Torrette oggi a pranzo, come il piatto di zuppa della Valpelline, come la stagione dell’inverno, come il carnevale.
I sogni e i progetti sembrano svanire, finire.
Ma è solo per un momento, perchè tra pochi mesi un uomo penserà al nuovo carro, il musicista riprenderà le prove, verrà eletto un nuovo Generale, un nuovo comitato.
E si ricomincia, con qualche cambiamento, con qualche anno in più a pensare al nuovo Carnevale.
Quella stagione breve nella quale il sole scalda di più in inverno.

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