Scena finale: Ugo Tognazzi è seduto con i due rappresentanti di uno stato africano al tavolino di un bar nei pressi della stazione Termini a Roma. Sta tentando di vendere loro il suo progetto di colpo di stato quando si avvicinano due poliziotti: “Scusate non conoscete le ultime norme sugli assembramenti? Non si può stare in tre seduti allo stesso tavolino”
Ecco, ascoltando questa battuta che negli anni settanta appariva paradossale si può comprendere come il cinema, la letteratura, l’arte in generale hanno sempre saputo anticipare i momenti peggiori nella storia dell’umanità.
Vogliamo i colonnelli è uno straordinario film del 1973 diretto da Mario Monicelli.
Una feroce satira del golpe Borghese, il tentato colpo di stato organizzato da Junio Valerio Borghese nella notte tra il 7 e l’8 dicembre del 1970 del quale si può leggere ampio resoconto sul web.
Monicelli ricostruisce la vicenda seminando nel film una serie di personaggi ridicoli, generali in pensione, militari nostalgici, tutti guidati da uno strabordante Ugo Tognazzi, deputato al parlamento nel partito di destra.
Mi piace ricordare tra i protagonisti un caratterista che amo molto, Antonino Faà di Bruno, nella parte del colonnello in pensione Ribaud. Ogni battuta di questo personaggio detta con l’inconfondibile accento piemontese del Faà è un capolavoro di umorismo.
Il film è esilarante, la serie di contrattempi che fanno fallire il colpo di stato è un concatenarsi di eventi molto divertenti ma Il regista mette al film un finale ben diverso da quello della storia.
Il ministro dell’interno approfitta del momento di caos per prendere il potere e dare un po’ di “ordine” al paese. Le libertà democratiche sono sospese, il controllo diviene ferreo su tv e cinema.
Monicelli ci fa ridere ma lancia il suo messaggio politico di critica alla società: credete di essere liberi ma basta molto poco perché questa libertà possa scomparire.
Analogie col momento storico attuale? Molte.
Concludo sottolineando il coraggio di Monicelli nel realizzare un film del genere.
Del golpe Borghese si è saputo, noi cittadini italiani abbiamo saputo, molti anni dopo.
Nei primi anni 70, agli inizi della famosa strategia della tensione con gli attentati e le brigate rosse, in Italia esisteva solo l’informazione dei due telegiornali RAI, primo e secondo canale.
Ripeto, perché può sembrare incredibile ad un giovane di oggi: due soli telegiornali.
E poi i quotidiani che la facevano da padrone ma anche loro avevano un forte monopolio e una chiara direzione politica.
Il cinema era molto popolare, si staccavano centinaia di milioni di biglietti all’anno, ed era così indipendente da potersi permettere forti critiche alla società.
Pensiamo ad esempio ad un film come In nome del popolo italiano con Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman.
Pensiamo ad un Alberto Sordi che non ha mai fatto nessuna pubblicità né mai lavorato per quella televisione che restava fortemente controllata dai partiti politici.
In questo clima di ingenuità Vogliamo i colonnelli subito ci fa ridere, dopo ci fa inquietare, quando abbiamo capito che era successo davvero.
Danilo Ramirez – reporter cooperator contg.news
