IL BOOMER ASCOLTA LE CANZONI DI SANREMO. ECCO COSA CI DICE ROBERTO PARESCHI

Ho avuto la sfortuna ( ma anche l’immensa fortuna) di iniziare a frequentare “ la musica” negli anni 70, anni pieni di creatività, di testi importanti, di autori e cantanti inimitabili.
Per questa ragione probabilmente sono certo di essere prevenuto e purtroppo non obiettivo nel giudicare testi e interpreti della attuale musica leggera.
E neppure nego che perfino nei magici anni settanta qualche canzone non brillava certo per profondità e poesia.
Ma si trattava per fortuna di casi isolati.
In questi giorni ho ascoltato alcuni frammenti delle canzoni in gara a Sanremo.
E come potevo evitarlo ?
Ogni trasmissione radiofonica e televisiva era letteralmente invasa da immagini e canzoni di questo evento.
Tra tutti i testi che ho casualmente ascoltato uno in particolare mi ha colpito. Un piccolo frammento di una “canzone” recitata o cantata ( fate voi) da un rapper di moda in questi mesi.
La canzone recitava così :
C’è chi mi chiama
Figlio di puttana
Che c’è di male?
L’importante è aver la mamma
Ora credo sia superfluo fare una riflessione semantica e di contenuto su questo passo che non definirei “fondante” per la nostra musica leggera. Poi, a ben vedere, una idea c’è. Il ricordo della mamma e il ricordo porta con se un briciolo di significato
Ma una riflessione sociologica vorrei farla.
Credo infatti che questo passaggio come altri di canzoni similari ( non so se avete notato ma ormai le canzoni si assomigliano tutte) sia lo specchio fedele dell’imperante approssimazione e mancanza di rispetto verso il pubblico e in molti casi anche verso l’intelligenza umana o quello che è rimasto.
A ben vedere, il tema è in questo caso neutro. Una frase a effetto, buttata là per impressionare.
Ma in altri casi alcuni testi sono anche più devastanti.
Penso alle frasi che incitano alla violenza di genere , che offendono persone di colore e che giustificano l’uso delle armi. Il Web è ormai pieno di schifezze di questo genere.
Insomma quel che rimane in me dopo un breve “giro” tra la musica “giovane” è un senso di disgusto mitigato solamente da pochi piacevoli esempi.
Rimane soprattutto la sensazione della inadeguatezza che mi assale ogni volta che ascolto questo tipo di canzoni.
Non mi resta allora che farmi da parte ed ascoltare fino alla nausea i miei adorati cantautori e gli interpreti italiani o stranieri dei miei anni giovanili.
Sono un vecchio brontolone che rifiuta il nuovo ?
Pazienza …

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