I Boomer non sanno cosa significa vacanza. Ce ne parla il nostro Roberto Pareschi

Durante la mia gioventù la parola “ vacanza” assumeva una valenza poetica e insieme avventurosa.
Andare in vacanza voleva dire, per noi giovani stanziali per i quali ritrovarsi solamente in un altro quartiere provocava ansia, affrontare una serie complicata di azioni: prendere il treno, andare al mare ( la montagna non era molto di moda) , incontrare luoghi e genti nuove.
Questa aulica concezione di vacanza si riverberava poi su ogni aspetto dei preparativi ed anche sulla attesa spasmodica dell’evento.
Intanto va detto che andare in vacanza non era affatto un diritto scontato. Si andava in vacanza dopo avere “superato” una serie di se : se c’erano i soldi , se i risultati scolastici erano stati positivi, se il comportamento in generale giustificava un simile privilegio.
Proprio per questo il concetto di vacanza era qualcosa di entusiasmante. L’aver superato tutti questi blocchi ti rendeva felice e orgoglioso.
Poi ovviamente le mete tradizionali erano sempre le stesse.
Il primo paese della Liguria ( Varazze o Bergeggi) per risparmiare sul biglietto del treno o per i più fortunati per risparmiare la benzina della malridotta cinquecento.
La pensione più economica senza disdegnare, in nome del risparmio, il bagno in comune.
La spiaggia libera.
Rimanevano poche lire per i gelati e per gli spettacoli cinematografici.
Oggi il concetto di vacanza risulta completamente diverso.
Intanto la vacanza non è più agli occhi dei nostri giovani un meritato premio ma al contrario il fine stesso del lavoro o dello studio.
La vacanza è spesso il risultato finale di un complesso lavorio di ricerca di mete esotiche. Il solo nominare la Liguria provoca in tutti conati di nausea.
C’è poi lo studio accurato di voli e coincidenze con un occhio non tanto al risparmio quanto piuttosto alla velocità di crociera.
La vacanza insomma è come il resto delle cose dei nostri tempi un qualcosa di complesso anche se non sempre, a mio parere, razionale.
Si fanno migliaia di chilometri per raggiungere le spiagge delle isole Maldive quando abbiamo sulle nostre coste una natura superba.
Si prenotano villaggi turistici in Africa per poi rimanere chiusi all’interno delle mura del villaggio per paura o solo per pigrizia.
Mi accorgo di ricordare con una enorme nostalgia le mie vacanze avventurose e povere.
Chissà se i miei figli alla mia età ricorderanno con altrettanto nostalgia le vacanze in Spagna o in Marocco?


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