I boomer sanno ancora sognare! Ce ne parla Roberto Pareschi

C’è un elemento che distingue i “ boomer bianchi” ( quelli in pace con se stessi e con il mondo che li circonda) dai “ boomer neri” ( i boomer rancorosi, insoddisfatti, convinti di essere migliori dei loro figli e nipoti).
E’ la capacità di sognare e di stupirsi. Sogno e stupore ti aiutano a dare un senso alla tua esistenza che altrimenti sarebbe un mero ripetersi di azioni e parole sempre uguali, senza un fine.
Sognare e stupirsi aiuta a vivere.
Che bello avere voglia di sognare un futuro o di coltivare un progetto. Di appassionarsi ancora alle cose politiche o semplicemente aiutare il prossimo.
E’ senza prezzo il sentimento di dolcezza che ti pervade di fronte a uno spettacolo della natura o al gesto di affetto di qualcuno.
Quando si è ancora giovani è molto facile sognare. Costa poco, ti aiuta a superare le difficoltà dell’adolescenza e ti permette di avere poi in un momento successivo i tuoi personali fallimenti.
Anche stupirsi è molto semplice. Un giovane sta scoprendo il mondo e la sua vita. Si stupisce di fronte alle occasioni avute e perdute. Di fronte alla complessiva della propria mente. Davanti a un corpo che cambia e si trasforma in adulto.
Quando invece si raggiunge l’ultima parte della esistenza sognare non è affatto semplice. Ancora meno stupirsi.
Tutto rischia di essere molto scontato e ritrovare occasioni di stupore o di irrazionalità diventa molto difficile.
E’ invece piuttosto semplice, quasi rassicurante lasciarsi andare alle recriminazioni e ai rimpianti.
Il passo successivo è poi quello di ritenere che ormai non sia più possibile null’altro nella propria vita che uno stanco e impietoso trascinarsi attraverso le ore, i giorni, gli anni.
Ma non è così e non deve essere così!
La capacità di sognare ha accompagnato fino al momento della morte tutti i grandi uomini. Ha permesso ad attori e artisti di continuare a svolgere la propria attività. Ha aiutato la gente comune a osservare con occhi emozionati i propri figli e nipoti.
Insomma, di fronte a queste considerazioni, viene in mente quello che scrisse Marcello Marchesi, un fine umorista che pochi ricorderanno “ E’ importante che la morte ci trovi vivi”.

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