Bocca di Rosa – di Danilo Ramirez

La stazione di Sant’Ilario esiste.
Si trova tra Genova Nervi e Bogliasco.
Non è più in funzione dal 1959, causa lo scarso traffico registrato negli anni precedenti.
Ma rimane nell’immaginario popolare come una delle stazioni più famose di sempre, resa immortale dalla
canzone di Fabrizio De André.
E già ce ne sarebbe da dire, perché De André scrisse la canzone ben otto anni dopo la soppressione della
fermata.
Perché lo fece?
La risposta unica è perché era un artista, un grande artista e se quel testo così poetico doveva avere quella
stazione dimenticata è perché l’intera storia era collocata in un mondo di fantasia, fino ad un certo punto.
L’opera intera di De André è un capolavoro straordinario che accompagna la nostra vita, ogni disco ha un
suo filo conduttore, mai banale, sempre provocatorio e intenso.
Lui stesso però se doveva dire quale canzone lo identificava, indicava Bocca di Rosa.
Perché gli ultimi, quelli a margine, quelli scartati dalla società trovavano in De André un sostenitore
totale.
Quindi un cantautore politico?
No, un cantautore sociale, contro le convenzioni, contro le costrizioni, come ben possiamo sentire nel
duro testo della Canzone del maggio.
Una delle definizioni di arte che più apprezzo è quella di Pirandello: sulle cose della vita è steso un velo,
artista è colui che sa togliere quel velo e mostrarcele in tutta la loro bellezza.
Allora De André è stato uno dei più grandi, libero da qualsiasi etichetta o schema, capace di parlarci
persino di Gesù in quel capolavoro che è La Buona Novella.
De André ha tolto tutti i veli agli argomenti che cantava, senza pregiudizi o stereotipi, neppure quelli che
contestava poterono zittirlo, era troppo bravo.


Danilo Ramirez – reporter cooperator contg.news

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