Nell’ordine.
Lucas Braathen è uno sciatore norvegese che ad appena 23 anni, dopo avere vinto la coppa del mondo di slalom speciale per la stagione 2022-23, si ritira clamorosamente nell’ottobre dello stesso anno.
Il motivo: “Ero infelice e avevo bisogno di un cambiamento drastico”.
Matthias Mayer, 33 anni, ex sciatore austriaco vincitore di 3 medaglie olimpiche, viene portato via dalla polizia a Kizbuehel per comportamenti molesti a seguito di ubriachezza, ma pare che l’atleta combatta da tempo gravi problemi di alcolismo.
L’ultima notizia è la più grave, Shawn Barber, campione mondiale di salto con l’asta nel 2015, è stato trovato morto, aveva appena 29 anni. Si era allontanato dall’atletica per problemi psicologici e pare anche di droga.
Occorre quindi fare profonde riflessioni.
Parliamo di tre atleti che hanno raggiunto il livello più alto nelle loro discipline.
Quando sei campione olimpico o mondiale vuol dire che non c’è nessuno davanti a te, nel mondo.
Al giorno d’oggi questi titoli ti lanciano a livello mediatico e conseguentemente anche economico.
Ma non sono tutte rose e fiori.
Alcuni non reggono la tensione di essere al top.
Generalmente lo sport è gioia, è una espressione che ho sempre paragonato all’arte perché facendolo esprimi una parte di te stesso.
Ed infatti nella maggior parte dei casi ammiriamo artisti e atleti per quanto di unico sanno dare.
Ma è latente anche un disagio che purtroppo in determinati elementi può arrivare a conseguenze gravi e devastanti.
Forse oggi la pressione è troppo elevata, forse si richiede una prestazione eccessiva, forse lo stesso atleta sente su di sé la responsabilità del dover essere sempre al top, di non poter avere un calo, un fallimento.
Siamo abituati a vedere gli atleti come macchine, bisogna che si torni a vederli come uomini e donne con le loro straordinarie qualità ma anche con le loro possibili debolezze.
Danilo Ramirez – reporter cooperator contg.news
Il disagio dell’atleta di alto livello raccontato dal nostro Danilo Ramirez
