Luigi Pareyson nacque il 4 febbraio 1918 a Piasco (in provincia di Cuneo) da genitori valdostani; era il terzogenito della famiglia, ma purtroppo i due fratelli maggiori morirono entrambi prematuramente. Nel 1920 nacque la sorella minore Marie. Nel 1939, ad appena ventun anni, Luigi si laureò in filosofia all’Università degli Studi di Torino con una tesi dal titolo Carlo Jaspers e la filosofia dell’esistenza, che in seguito sarebbe stata pubblicata. Nell’arco della sua vita Pareyson ebbe modo di conoscere il pensatore oggetto della sua tesi di laurea, Karl Jaspers, oltre che altri filosofi, fra cui Jacques Maritain e Martin Heidegger. Luigi Pareyson insegnò filosofia al Ginnasio Liceo Camillo Benso di Cavour di Torino e al liceo classico di Cuneo. Successivamente agì nella Resistenza. A guerra finita, Pareyson insegnò al liceo classico Vincenzo Gioberti di Torino. Poi riuscì ad accedere all’insegnamento universitario. Furono tre le università nelle quali Pareyson tenne corsi: oltre che a Pavia e a Torino insegnò addirittura in Argentina, dove negli anni 1948-49 fu professore di storia della filosofia moderna e contemporanea a Mendoza. Noi ci soffermeremo in particolare sull’esperienza all’università di Torino, dove insegnò prima estetica, poi storia della filosofia; il 1984 fu l’anno del pensionamento e il 1988 quello della nomina a professore emerito. Fra i suoi allievi, ricordiamo Umberto Eco, Gianni Vattimo, Ugo Perone e Claudio Ciancio. Inoltre, Pareyson fu accademico dei Lincei. Per passare alla sua vita privata, Luigi Pareyson nel 1951 sposò Rosetta Schlesinger, diventata poi una celebre psicoanalista. Da questo matrimonio nacquero due figli: Davide (futuro medico) ed Emanuela; quest’ultima purtroppo contrasse una grave malattia e morì ad appena trentasette anni nel 1990. Il dolore peggiorò lo stato di salute del padre, che già dal 1980 era tutt’altro che eccellente. Luigi Pareyson si spense l’8 settembre 1991 a Milano, all’età di settantatré anni.
Dopo aver esposto alcuni dati biografici di Luigi Pareyson, facciamo ora dei cenni al suo pensiero. Iniziamo rilevando che fu cattolico e che diresse la Rivista di estetica dal 1956 al 1984. Assieme a Nicola Abbagnano il nostro fu tra i primi a far conoscere in Italia l’esistenzialismo tedesco (in un contesto caratterizzato dalla forte presenza del neoidealismo). Uno dei principali temi delle idee filosofiche di Pareyson è quello della verità: egli considerava la verità non un dato oggettivo, come avviene nella scienza, ma piuttosto come interpretazione del singolo, che richiede una responsabilità soggettiva. Pareyson chiamava la sua posizione “personalismo ontologico”. Una delle principali opere filosofiche di Luigi Pareyson è il saggio Verità e interpretazione, uscito nel 1971 e considerato un classico dell’ermeneutica contemporanea. In questo saggio Pareyson sostiene che la verità esista e sia unica, atemporale e impersonale; le sue formulazioni sarebbero invece molteplici, storiche e personali. Il motivo di ciò, secondo il filosofo, sarebbe che la verità si dà all’uomo unicamente attraverso un processo di interpretazione.
Michel Camillo-reporter cooperator
