IL BOOMER RICORDA: LA GITA NEI PRATI.

Proprio ieri ragionavo sul fatto che la nostra generazione “boomer” e ancor più quella dei nostri genitori era composta da gente semplice che si accontentava di poco.
Stavo osservando un gruppo di ragazzi che si aggiravano annoiati e che ripetevano di non sapere cosa fare mentre attorno genitori e nonni scodinzolanti si preoccupavano di trovare una occupazione a questi pargoletti insoddisfatti.
In quel momento sono stato preso da una rabbia senza freni.
Avrei voluto urlare “ prendete una palla, andate in mezzo a un prato, correte, giocate !”.
Ma ovviamente non ho fatto nulla di tutto questo e mi sono limitato ad annuire e a compatirli.
Non ho potuto fare a meno di ricordare la mia infanzia e la gioia che provavo quando mio padre mi annunciava che “ domenica saremmo andati in macchina a fare una gita” a condizione ovviamente che avessi fatto i miei compiti e mi fossi comportato bene a scuola ( già , perché a quei tempi la scuola aveva ancora un valore e un brutto voto era sempre colpa degli alunni e mai della maestra).
Ma in cosa consisteva quella gita ?
I parchi giochi stile “Gardaland” non esistevano ancora e neppure esistevano luoghi dedicati allo svago dei ragazzi.
Fare una gita consisteva semplicemente nel cercare qualche prato e fermarsi a consumare un pasto preparato a casa dalla mamma perché non si poteva certo andare nei ristoranti!
Non mancava mai il fatidico “plaid” , il cestino di vimini per i viveri e naturalmente un pallone leggerissimo.
Trascorrevo ore in quel prato a palleggiare da solo o a giocare con mio padre o con i miei amici mentre “ i grandi” erano impegnati in interminabili e animate discussioni.
Come era bella vita e come mi sentivo felice !
Non mi annoiavo e neppure mi sentivo frustrato. Anzi mi ritenevo fortunato a poter disporre di simili opportunità.
Osservando oggi vecchie fotografie che ritraggono gloriose “cinquecento Fiat” sullo sfondo e gruppi di persone impegnate a consumare i pasti su coperte multicolori, penso ancora una volta di essere stato fortunato a vivere quelle emozioni e ad essere stato educato alla semplicità.
Poi tutto è cambiato e ad un certo punto, da qualche parte, tutti insieme abbiamo sbagliato e abbiamo creato un mondo diverso.
Un errore drammatico di cui non so darmi pace.
Roberto Pareschi-reporter cooperator contgnews


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