#anduma. La rubrica di Andrea Guasco su cosa fare il fine settimana – Il Museo del Cinema di Torino

Questo fine settimana è previsto brutto tempo.

Il consiglio per #anduma, il primo del nuovo anno, è allora quello di recarsi a Torino e cercare parcheggio nel grande posteggio sotterraneo di Piazza Vittorio.

Per arrivarci basta uscire dall’autostrada Torino- Milano in corso Giulio Cesare, svoltare a sinistra all’altezza dello stabilimento Iveco, fare la mitica curva delle 100 lire e poi costeggiare la collina fino alla Gran Madre, prendere a destra per il centro e imboccare il parcheggio.

Salendo Vi sentirete come il Re d’italia che non si bagnava mai la testa grazie ai portici del centro.

Alzate la testa e guardate dove c’è la Mole, simbolo di Torino : poche centinaia di metri e ci sarete sotto, perchè il ‘Museo del Cinema’ si trova all’interno della Mole Antonelliana, e non è un caso.

Poteva esistere per il Museo Nazionale del Cinema una sede più adatta dell’architettura simbolo di Torino? Gli agguerriti sostenitori del primato di Cinecittà se ne facciano una ragione, perché – che se ne dica – il cinema italiano trova i natali nel capoluogo piemontese. Il magico effetto di un connubio perfetto sta proprio qui: due icone identitarie si fondono in una, dando origine ad uno dei luoghi più belli e importanti della città (e non solo).

La Mole Antonelliana, progettata per diventare una sinagoga, fu acquistata dal Comune di Torino nel 1878. Nel 1961, per il Centenario dell’Unità d’Italia, venne fatta festa grande: è in quell’occasione che fu inaugurato il celebre ascensore di cristallo, tutt’ora funzionante, che in meno di un minuto porta alla cima della Mole, un ineguagliabile punto panoramico su Torino. Da qui in poi la Mole Antonelliana diventa una meta turistica ancor più popolare, fino alla svolta definitiva nel 2000, quando oltre che all’unità nazionale, diventa un monumento anche alla settima arte: oggi, il Museo occupa interamente i suoi interni, sviluppandosi in verticale su tre livelli. Tutti gli allestimenti sono stati ideati per sorprendere e incantare il visitatore, di fronte alla storia e ai retroscena di quella che agli albori era vista nient’altro che come una magia: il cinema.

La prima parte del museo riguarda l’”archeologia” del cinema. Si inizia con il teatro d’ombre, per poi passare alle scatole ottiche, alle lanterne magiche e ai fantascopi: insomma, tutti i più importanti antenati della celluloide sono raccolti qui. L’allestimento è sinergico e dinamico, secondo il principio per cui l’oggetto non debba solo mostrarsi al visitatore, ma anche farsi suo interlocutore.

Da un lato ci sono infatti teche e vetrine che custodiscono opere e strumenti storici originali (alcuni sono dei reperti davvero unici!); dall’altro, abili ricostruzioni – tutte da toccare e da provare – sviscerano i segreti dell’ottica e della stereoscopia, le scienze che stanno anche alla base del cinema. In ogni caso, comunque, schiacciando un bottone o girando una leva, hai la possibilità di azionare un meccanismo, generare luce e movimento: le stesse didascalie scorrono su schermi touch-screen, così da poter approfondire, all’occorrenza, solo ciò che interessa. Bisogna dirlo: in questo caso, spettacolarità, storia, didattica e divertimento sono stati combinati in modo esemplare.

Una frase stampata sul muro farà, ad un certo punto, da cesura con il percorso precedente: “Il cinema è un’invenzione senza futuro“. Lo disse nientepopodimeno che il padre dei fratelli Lumière, universalmente conosciuti come gli inventori del cinematografo, ovvero, del cinema vero e proprio.

Se tutto ciò che avete visto fino ad ora riguarda la preistoria del cinema, da qui in poi si entra nella storia. In questi spazi sono collezionati e documentati i primi passi di una forma d’arte su cui, a quanto pare, erano in pochi a scommettere. Soffermatevi, guardate e riguardate, in particolare, tutte le proiezioni delle ultime sale: si tratta dei primi film della storia !

Il secondo piano del museo entra nel vivo, affrontando il passato più recente. In queste sale i film che hanno fatto la storia del cinema vengono vivisezionati, nelle loro singole fasi di produzione. Regia, sceneggiatura, fotografia, scenografia, distribuzione…niente viene trascurato. La scrivania di Goffredo Lombardo, che a capo della Titanus produsse per Luchino Visconti Il Gattopardo e Rocco e i suoi fratelli, inaugura il percorso espositivo.

La scrivania di Goffredo Lombardo al Museo del Cinema - by Margherita Reboldi - Under Creative Commons license CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/) - https://www.flickr.com/photos/155545126@N07/35069515683/in/photostream/

La scrivania di Goffredo Lombardo al Museo del Cinema – by Margherita Reboldi –

E che dire delle collezioni esposte nelle vetrine? Le maschere utilizzate in Star Wars, il costume del Mostro della Laguna Nera, il bustino di Marilyn Monroe, gli abiti dei protagonisti di Gangs of New York…sono proprio quelli veri, usati sul set ?

I costumi utilizzati sul set di Gangs of New York, il capolavoro di Martin Scorsese – by Margherita Reboldi

Sembrerà strano, ma se vi dico che lo spettacolo deve ancora iniziare, credetemi. Terminata la visita al secondo piano, infatti, siete pronti per uscire allo scoperto: vi aspetta la Galleria dei Manifesti che, come una spirale, si arrampica attorno all’Aula del Tempio, il cuore pulsante del museo. Dovete immaginarvi la Galleria come una sorta di passerella interna che sale lungo le mura perimetrali, dove sono esposte distese di manifesti e locandine dedicate a temi cinematografici di volta in volta diversi. È questa, infatti, la principale area espositiva dedicata alle mostre temporanee. Percorrendo la Galleria, si può ammirare lo spettacolare salone centrale, tagliato verticalmente dall’ascensore di cristallo che ogni tanto sfreccia su e giù, come un lampo luminoso.

Parte della Galleria dei Manifesti - by Margherita Reboldi - Under Creative Commons license CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0/) - https://www.flickr.com/photos/155545126@N07/35878711335/in/photostream/

Parte della Galleria dei Manifesti – by Margherita Reboldi –

L’Aula del Tempio assume un po’ il ruolo di monumento sacro, eretto in onore della settima arte. Tutt’intorno si possono visitare diversi allestimenti scenografici dedicati ai grandi temi – e ai grandi generi – del cinema, dall’horror al western, dalla fantascienza alla tragedia romantica. Il tutto illuminato da due schermi giganti, su cui vengono proiettati spezzoni di diversi film, da guardare comodamente sdraiati su uno dei tanti lettini rossi che affollano il piano terra. L’Aula del Tempio racchiude tutto lo spirito Museo, che trova fondamento nel pensiero dello scenografo François Confino, curatore dell’intero allestimento: “Non si può pensare a un Museo del Cinema solo come un museo di oggetti e macchine, perché l’essenza del cinema è il film“.

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