14 febbraio 1965, muore il primo calciatore professionista italiano in un incidente di gioco. Ce ne parla Danilo Ramirez

E’ il 14 febbraio del 1965, allo stadio Ballarin di San Benedetto del Tronto si gioca la partita tra Sambenedettese e Ascoli, serie C, girone C.
E’ il derby del Tronto, fortemente sentito dalle tifoserie delle due città divise da poco più di 30 km di distanza.
Sul finire del primo tempo, con la squadra di casa già in vantaggio per due a zero, la Samb usufruisce di un calcio di punizione dal limite.
Strulli para ma la palla gli sfugge di mano.
Alfiero Caposciutti si avventa sulla palla mentre il portiere fa la stessa cosa.
L’attaccante si ferma per non far male all’avversario, si vede bene dalla foto dell’impatto, ma Strulli cade malamente battendo il volto sul ginocchio di Caposciutti.
E rimane immediatamente a terra immobile.


Pensate a una partita del 1965, anno che ricordo bene perché nacque mio fratello, abitavamo ad Alessandria e mio padre mi portava allo stadio Moccagatta a vedere l’Alessandria allora in serie B, ma squadra importante perché da lì era partito un giovane Gianni Rivera.
Non c’era il medico in panchina, non c’era l’ambulanza a bordo campo.
I giocatori improvvisano una barella con una porta di legno, Strulli viene portato all’ospedale.
La situazione è gravissima ma lo speaker del campo ha l’idea di annunciare, a inizio secondo tempo, che il portiere si è ripreso, pubblico e giocatori si rasserenano e la partita può finire.
In realtà il povero portiere era in una situazione irreversibile e poche ore dopo morì.
Roberto Strulli aveva 26 anni, la moglie diciannovenne era incinta di sette mesi.
Fu un dramma di grande risonanza nell’ambiente del calcio italiano.
Caposciutti non aveva nessuna colpa anche se si è portato il dolore per tutta la vita.
Solo molti anni dopo ebbe il coraggio di andare a trovare la moglie e il figlio di Strulli i quali gli dissero subito che non lo ritenevano responsabile di quanto accaduto, sollevandolo dal peso di quella morte.
Curiosità: nell’Ascoli giocava un giovane Carlo Mazzone che solo pochi anni dopo, appena 32enne, avrebbe iniziato la sua prestigiosa carriera di allenatore proprio sulla panchina della stessa squadra.

Tabellino della partita
San Benedetto del Tronto, 14 febbraio 1965, Stadio “F.lli Ballarin”
SAMB-DEL DUCA ASCOLI 4-0
Reti: 30pt Pucci, 38pt Piccioni; 6st Minto, 27st Caposciutti.
SAMB: Bendin, Venditti, Di Francesco, Pagani, Beni, Jannarilli, Caposciutti, Piccioni, Olivieri, Minto, Pucci. All.: Alberto Eliani.
DEL DUCA ASCOLI: Strulli, Masetto, Rossetti, Mazzone, Bigoni, Tomassoni, Trapletti, Beccaccioli, Marcos, Capelli, Aldi. All.: Alfredo Notti.
Arbitro: Paolo Pfiffner di Torino.

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