Non pretendo certo di essere il primo ad approfondire il caso e neppure colui che esaurirà l’analisi su questa tipologia di personaggio; intendo solamente esporre la mia ipotesi su come e perché siamo arrivati a quello che considero il trionfo del nulla.
Tutto comincia, sempre secondo me, esattamente 23 anni fa.
Nel dicembre del 2000 parte la prima edizione della trasmissione denominata Grande Fratello.
Subito mi scandalizzo, ma non per quello che non succede, per il titolo.
Non tutti sanno che il Grande Fratello è il dittatore dello stato totalitario chiamato Oceania nel romanzo 1984 di George Orwell. Il titolo è semplicemente l’inversione delle ultime cifre dell’anno in cui il romanzo fu scritto, 1948, e stava a indicare per l’autore un futuro molto remoto.
La storia distopica presenta un mondo nel quale gli abitanti sono sotto il totale controllo della dittatura appunto rappresentata da questo Grande Fratello che comunque nessuno ha mai visto.
Mi spiace quindi che una trasmissione insulsa rubi il nome ad un romanzo che sta nella storia della letteratura.
Perché scrivo insulsa e perché considero che tutto sia iniziato in quel dicembre dell’anno 2000?
Perché per la prima volta lo spettacolo viene proposto con personaggi che non hanno alcuna abilità.
E’ in pratica un non spettacolo.
Fino a quel momento per andare davanti a un pubblico dovevi dimostrare una qualsiasi capacità artistica.
Da recitare a cantare, a far ridere, oppure magie, o acrobazie, insomma un qualcosa che provocasse l’ammirazione e il gradimento in chi ti guardava.
E se eri bravo avevi successo, ma se non lo eri la dura legge dello spettacolo ti metteva da parte.
Col Grande Fratello Mediaset tutto scompare, lo spettacolo è il niente che devi fare: vivere e mangiare in una casa con altre persone.
E la trasmissione ha grande successo.
Cosa può spingere milioni di persone a credere di spiare altri in una casa?
Non è lo scopo di questo breve articolo.
Prendo atto che Mediaset sdogana il postulato: senza saper fare nulla puoi diventare ricco e famoso.
Da qui all’influencer il passo è breve.
E il mezzo è il social.
Su cosa si basavano le pubblicità di un tempo?
Su un personaggio famoso che prestava la sua immagine a un prodotto.
Ma se si può diventare ricchi e famosi senza saper fare niente perché non può accadere la stessa cosa nella promozione di oggetti da comprare?
Personalmente appartengo ad altra generazione ma continuerò a non capire come è possibile che importanti ditte consegnino i loro soldi a volti di persone anonime la cui fama si basa su un vuoto assoluto e può quindi da un momento all’altro sparire così come è apparsa.
Danilo Ramirez – reporter cooperator contg.news
LA FENOMENOLOGIA DELL’ INFLUENCER SECONDO DANILO RAMIREZ
