Il falò della Bundansia di Rongio della notte di Natale ha parlato di un buon futuro.
Come da tradizione in frazione Rongio di Masserano si è svolto infatti il falò della Bundanzia. L’anno, secondo la tradizione delle falispe, sarà buono.
Ecco il video del fuoco propiziatorio tradizionale :
Il falò dell’Abbondanza si chiama così poiché la tradizione vuole che se le faville prodotte sono spinte ad est dal vento, l’anno seguente si avrà abbondanza di pane e vino. Se invece le faville vanno verso ovest sarà un anno di miseria. Con la buona volontà dei presenti ogni anno si può avere un responso favorevole o, al più, incerto secondo il proverbio locale : ‘Falispe a matin, pan e vin. Falispe a seira, miseira’.
Le interpretazioni sulle origini del falò dell’abbondanza contano su pochi documenti storici ma non sono prive di eloquenti e sistematici elementi di comparazione storico-religiosa ed etnologica, ovvero di fonti disciplinari e scientifiche accertate in ambito accademico europeo. Inoltre la presenza della tradizione è attestata da una fonte documentale fin dal 26 marzo 1657. Nei cosiddetti “mandati”, conservati nell’Archivio storico di Masserano, l’attestazione è esplicita: “Giacomo Bertagnolio dice di aver datto 10 somme di fassine di sermente (cioè fascine di rami) per li aricochi della chiesa maggiore”, dove il termine dialettale “aricochi” fa riferimento alle girandole fatte di cortecce e infuocate durante il rito dai bambini della borgata che partecipavano alla festa dopo la messa di mezzanotte. Infine nella stessa area subalpina e nella stessa provincia di Biella in Vallestrona, a Vallemosso e a Trivero si approntavano analoghi falò propiziatori in concomitanza con il Natale come risulta dallo studio di Stefano Salvan in una recente tesi di laurea in Etnologia (cfr. Bibliografia)
Il confronto con le fonti etnologiche mostra che il Falò dell’Abbondanza è da porre in relazione con le altre feste del fuoco che si svolgevano (e talora si svolgono ancora) in Europa, in concomitanza con i solstizi d’estate e d’inverno. Così appare fin dall’inizio del secolo scorso nella ricca e dettagliata documentazione contenuta nei saggi de Il ramo d’oro di James Frazer dove il rito del falò propiziatorio per le messi e in genere per i raccolti, è abbondantemente illustrato. Da qui, con ogni evidenza, discende anche l’attributo dell’Abbondanza per la festa masseranese. Il solstizio invernale corrisponde al giorno più breve dell’anno e dunque al momento in cui il sole appare più distante, ma prossimo ad avvicinarsi alla Terra per favorire il ciclo vegetativo. Nell’Impero romano il 25 dicembre era detto dies natalis solis invicti, ovvero il giorno di nascita del sole invitto. In origine la festa della natività di Cristo coincideva però con l’Epifania. Lo spostamento calendariale al 25 dicembre avvenne tra il 325 e il 354. La separazione della Natività dall’Epifania permetteva di cogliere l’attenzione del popolo che proprio durante il solstizio invernale celebrava il culto solare. Nel III secolo il 25 dicembre era una festa solenne del culto mitralico a cui erano devoti i romani e soprattutto i legionari, a cui si deve la diffusione del culto in Europa. Durante queste feste si accendevano grandi roghi per favorire magicamente l’avvicinarsi del sole. Il fuoco richiama, per la mentalità magico-religiosa, il calore del sole. Il falò voleva quindi propiziare l’influsso dell’astro sulla vegetazione. Là dove non sussisteva un vero e proprio falò di arbusti, veniva bruciato un ceppo, il cosiddetto “Ciocco di Natale”. Si trova questa usanza in Westfalia, in Inghilterra, nelle Fiandre, in Provenza e, in Italia, per esempio, in Valdichiana, dove “battere il ceppo” era locuzione augurante fecondità. Diversamente da quanto si è spesso detto, non vi sono invece festività celtiche importanti e documentate in cui si accendano falò durante il solstizio invernale. La festa del solstizio nell’etnia celtica bretone si chiamava Eginane che significa “Germe di Grano”. Si offrivano semi alla divinità per simboleggiare la rinascita e, in epoca cristiana, per metaforizzare la reincarnazione.
Il mondo cristiano e il cattolicesimo hanno quindi utilizzato, come spesso è accaduto per altre festività (si veda per esempio Mircea Eliade Trattato di storia delle religioni), un rito preesistente rivestendolo di significati consoni: il fuoco e l’attributo dell’Abbondanza sono diventati simboli della luce divina e della venuta del Salvatore. Nella frazione Rongio di Masserano (a lungo feudo pontificio) come altrove sia nel Biellese, sia in Italia, il falò veniva allestito sul sagrato della chiesa o nelle immediate vicinanze e acceso dopo la messa di mezzanotte.
L’Abbondanza fu sempre preparata per la notte di Natale e mai per capodanno. Poiché rappresentava un evento fondamentale nella vita del paese, per rendere partecipi anche i bambini se ne approntavano altre più piccole per loro. Rongio Superiore è rimasta fra le ultime frazioni a conservare questa tradizione; infatti anche negli altri paesi si allestivano falò analoghi.
A questo proposito è stato tramandato che l’Abbondanza dovesse essere protetta durante tutta la Vigilia per evitare che abitanti delle frazioni vicine la bruciassero a tradimento prima del tempo.
È noto che l’Abbondanza sia stata preparata fino agli anni precedenti alla Seconda guerra mondiale e che, a causa di questo terribile evento, sia stata sospesa. Venne in seguito ripresa e sospesa nuovamente nel 1957; è stata ripresa definitivamente nel 1977 (in grande stile dal 1978). Da allora si sono succeduti diversi organizzatori che, a seconda delle proprie idee, hanno privilegiato la maestosità dell’Abbondanza e/o la risonanza mediatica.
