Renato Guttuso nacque a Bagheria (nella città metropolitana di Palermo) il 26 dicembre 1911; suo padre Gioacchino, oltre che agrimensore, era acquerellista dilettante. Sua madre si chiamava Giuseppina d’Amico. Renato conseguì il diploma di maturità classica e all’attività artistica affiancò l’impegno politico: infatti nel 1940 si iscrisse al Partito Comunista d’Italia clandestino e diversi anni dopo, a guerra finita, fu senatore dello stesso partito per due legislature, durante la segreteria di Enrico Berlinguer. Nell’arco della propria esistenza Guttuso ebbe modo di conoscere diversi intellettuali, fra cui Lucio Fontana, Elio Vittorini, Salvatore Quasimodo, Pablo Picasso… Renato Guttuso si spense a Roma il 18 gennaio 1987. Non stupisce che gli sia stato fatto un funerale laico e di partito; più significativo che poi gli sia stato anche celebrato un funerale religioso. A celebrare quest’ultimo fu l’allora Arcivescovo Fiorenzo Angelini, suo amico personale, che nell’omelia e in un’intervista di poco successiva al decesso testimoniò la sua assistenza spirituale e la religiosità di Guttuso nei suoi ultimi mesi di vita.
La formazione artistica di Renato Guttuso si modellò sulle correnti figurative europee (da Courbet a Van Gogh a Picasso) e lo portò a Milano e a viaggiare per l’Europa. Nel suo espressionismo divennero via via sempre più forti i motivi siciliani, quali i rigogliosi limoneti, l’ulivo saraceno e il Palinuro, fra mito e solitudine isolana. Nella sua carriera Guttuso collezionò ben quattro partecipazioni alla Biennale di Venezia e tre alla Quadriennale di Roma; inoltre egli riuscì a tenere mostre personali persino ad Amsterdam (nel 1962) e a Francoforte (nel 1975). Alcuni critici d’arte hanno avuto difficoltà ad attribuire con certezza alcune opere a questo artista, perfino quando egli era ancora in vita; ciò che mette in difficoltà è la quantità di disegni da lui realizzati: talmente numerosi da non riuscire a distinguere un originale da un falso.
Passiamo ora rapidamente in rassegna le opere di Renato Guttuso, facendo prima due considerazioni: la prima è che egli non interruppe il lavoro pittorico neppure durante il secondo conflitto mondiale; la seconda è che nelle sue opere si può notare un certo eclettismo di tematiche, come emergerà dagli esempi che faremo. Negli anni ’30 del XX secolo Guttuso dipinse il quadro Fucilazione in campagna, dedicato al poeta Federico García Lorca, fucilato dai franchisti nella guerra civile spagnola. Nel 1971 disegnò il drappellone del Palio di Siena del 16 agosto. Nel 1972 dipinse il quadro I funerali di Togliatti, che diventerà opera-manifesto della pittura comunista del secondo dopoguerra; Guttuso nel suo dipinto inserì alcune persone (Lenin, Picasso, Neruda) che in realtà non avevano preso parte alle esequie di Togliatti (si noti che Lenin era deceduto quarant’anni prima!), perché il pittore li considerava personaggi di spicco delle forze progressiste. Nel 1978 realizzò alcune illustrazioni per I Malavoglia di Giovanni Verga. Nel 1980 Renato Guttuso realizzò un acquerello sul tristemente famoso attentato di Bologna e lo intitolò Il sonno della ragione genera mostri, come l’omonima acquaforte di Francisco Goya. Nel 1982 egli dipinse il francobollo da 1000 lire, raffigurante la coppa FIFA sollevata da Dino Zoff durante la premiazione dei mondiali di calcio disputati in Spagna nello stesso anno e vinti dall’Italia; come è facile immaginare, tale francobollo è assai apprezzato dai collezionisti. Nel 1983 Guttuso eseguì La fuga in Egitto per la cappella del Sacro Monte di Varese.
Ma il quadro più celebre di Renato Guttuso è probabilmente Crocifissione, un olio eseguito all’inizio degli anni ’40 del XX secolo (sull’anno esatto le fonti sono discordi). L’opera fece scandalo: innanzitutto per i nudi (quello della Maddalena è il più sconcertante, ma non l’unico), che spinsero l’Osservatore Romano a chiedere che il quadro venisse messo all’Indice; poi perché nell’aguzzino si ritenne di identificare il volto di un gerarca. Per passare a considerazioni più tecniche, si nota l’antinaturalismo di uno dei due ladroni, dipinto con la pelle rossa; per questa scelta Guttuso potrebbe essere stato influenzato dallo stile del Pontormo.
Michel Camillo





