Il Viaggio a Napoli di Mara Martellotta

Napoli, oltre a essere una città che incanta e sorprende per la sua bellezza e il suo misticismo, rappresenta un vero e proprio stato d’animo. È un luogo ricco di storia e di arte, ma anche di un’atmosfera capace di avvolgere e di accompagnare tra vicoli e quartieri. Anche Stendhal ne rimase incantato e affermò: “Parto. Non dimenticherò né la via Toledo né gli altri quartieri di Napoli; ai miei occhi è, senza alcun paragone, la città più bella dell’universo”.
A Napoli non c’è vicolo, palazzo o cortile che non valga una visita. È una città capace di riempire i sensi con le sue vedute e i suoi profumi. Napoli si fonde anche con la musica, con la melodia. Vi sono quartieri che vanno esplorati centimetro per centimetro; il centro storico, a differenza di altri, appartiene ancora ai suoi abitanti, che lo vivono in ogni sua manifestazione pur essendo visitato e fotografato tutto il giorno dai turisti. I monumenti da visitare sono numerosi, così come i musei, di importanza internazionale.
Il primo museo che merita sicuramente una visita è il Museo Archeologico Nazionale, aperto dalla fine del Settecento e tra i più antichi d’Europa. Raccoglie la collezione Farnese, appartenuta ai Borbone, che fondarono il museo, antichità e reperti preistorici del meridione, oltre a quelli delle città sepolte dall’eruzione del Vesuvio. Il Gabinetto segreto dell’arte erotica, un tempo, era aperto solo a persone di comprovata integrità morale; oggi è aperto a tutti e raccoglie gli elementi dell’arte erotica di Pompei e Ercolano. Il museo fu inaugurato nel 1816; il Re Ferdinando IV voleva creare a Napoli un imponente istituto per le arti, e si può dire che le sue ambizioni siano state realizzate. Il museo, oltre a contenere i ritrovamenti degli scavi di Pompei, raccoglie reperti dell’età greco romana, antichità egizie della collezione Borgia e monete antiche della collezione Sant’Angelo.
Se c’è un luogo simbolo di Napoli, questa è piazza del Plebiscito che, nel corso dei secoli, si è trasformata da semplice largo di campagna a luogo di raccolta dei napoletani. Qui si svolgevano i tornei medievali e le “cuccagne” dei Borbone per tenere buono il popolo. Oggi è il simbolo del nuovo rinascimento napoletano. Liberata dalle auto, è luogo di passeggio per napoletani e turisti venuti a ammirare la sua grandezza e i suoi due gioielli: il colonnato della chiesa di San Francesco da Paola e Palazzo Reale, costruito alla fine del 1500, quando la notizia della possibile visita del Re Filippo III a Napoli creò una certa agitazione. La capitale del Viceregno non aveva infatti luoghi per ospitare l’uomo più potente del mondo. Dopo infiniti ripensamenti, il Viceré Don Fernando ordinò la costruzione di una residenza per l’illustre ospite. Il Palazzo Reale fu commissionato a Domenico Fontana nel 1600, che lo consegnò solo dopo due anni, anche se non completamente finito. Il capriccioso Re Filippo III cambiò idea senza avvisare e rimandò la sua visita a Napoli a data da destinarsi. Si possono oggi visitare l’appartamento reale, la cappella Reale, i giardini e il teatrino di corte.
Suscita un certo fascino la visita di Napoli sotterranea. Per secoli, dal ventre profondo di Napoli, è stato ricavato il tufo per costruire la città di sopra. La città di sotto nasconde un fitto intrico di anfratti, grotte e cunicoli che raccontano una storia parallela alla vita della Napoli in superficie. La città sotterranea è servita ai napoletani in molti modi: da rifugio durante i bombardamenti a fonte di acqua, da discarica a luogo in cui si nascondevano i delinquenti. Negli ultimi decenni è in corso un ampio recupero della Napoli sotterranea, che oggi possiamo visitare su due percorsi principali: dalla via dei tribunali si accede al percorso classico che attraversa l’acquedotto greco romano, incontrando rifugi antiaerei, il Museo della Guerra, orti sotterranei e la stazione sismica Arianna. Sicuramente singolare è la visita al vicino teatro romano di Nerone, inglobato completamente nelle palazzine del centro storico, a cui vi si accede dalla via dell’Anticaglia, attraverso la botola di una tipica abitazione di un “vascio” napoletano. In questi sotterranei si possono vedere gli ambienti del teatro dell’antica Neapolis, dove Nerone si esibiva e aveva i suoi camerini privati. Precedentemente è stato scoperto anche una altro ambiente all’interno di una vecchia falegnameria, la summa cavea dove sono esposte teche di legno con all’interno raffigurazioni del presepe napoletano.
Sempre scavata nel sottosuolo ma per motivi diversi è la galleria Borbonica che, voluta nel 1853 da Ferdinando I di Borbone, doveva essere un viadotto capace di unire Palazzo Reale con piazza Vittoria per permettere un accesso rapido a Palazzo Reale da parte delle truppe e una via di fuga verso il mare per i sovrani napoletani.
La galleria Borbonica ha svolto nel tempo il ruolo di rifugio antiaereo e di deposito giudiziario; lungo il percorso si trovano pozzi, cisterne, cavità, resti della vita quotidiana durante la guerra, enormi frammenti di statue e vecchi veicoli degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta.
Lungo l’ottocentesca via Duomo compare maestosa la facciata del duomo di Napoli, luogo deputato principalmente al culto di San Gennaro. Ricco di cappelle di potenti famiglie napoletane, il Duomo è abbellito dai dipinti di Luca Giordano che raffigurano gli Apostoli, i Padri e i Dottori della Chiesa. Per i napoletani, il Duomo è il luogo dove sono custoditi la cappella e il tesoro di San Gennaro. A ribadire che il legame dei napoletani con San Gennaro va ben oltre la semplice devozione per un Santo Patrono, è il fatto che si tratta di un sentimento viscerale e condivisio che, nel corso dei secoli, ha superato molti divieti e restrizioni. La cappella di San Gennaro ha un cancello realizzato da Cosimo Fanzago, affreschi del Dominichino e opere di Ribera. Il tesoro di San Gennaro ha trovato spazio in un luogo accanto al Duomo e raccoglie reliquie e oggetti preziosi diventati oracoli di fede. Il tesoro comprende anche statue , candelabri e argenti vari, che i devoti hanno protetto durante i numerosi saccheggi alla città.
Un altro monumento che non si può non visitare è la cappella San Severo e il Cristo Velato. Il Cristo Velato è una delle opere più affascinanti che si possano vedere a Napoli. Si racconta che il velo di marmo sul corpo del Cristo sia in realtà un velo in tessuto, trasformato in roccia grazie a uno speciale liquido inventato dal sinistro Principe di San Severo, illustre alchimista. In molti sostengono, invece, che il sorprendente effetto sia il frutto del talento di Giuseppe Sammartino, lo scultore che realizzò il Cristo Velato. Il ritrovamento di una stanza segreta, e di alcune macabre opere presenti nella cappella, hanno contribuito a dare al Principe e al Cristo Velato un’aura di mistero. La cappella merita una visita anche per le altre opere presenti in questo piccolo gioiello nascosto tra i vicoli di Napoli, luogo ricco di simboli esoterici e religiosi.
Non può mancare una tappa al museo e al parco di Capo di monte. Nel 1738 Carlo di Borbone decise di trasformare il suo casino di caccia nel bosco di Capo di monte, in una reggia-museo dove ospitare la collezione Farnese ricevuta da sua madre. Il museo si sviluppa su tre piani: al primo piano vi è l’appartamento storico e la ricca collezione farnesiana con opere di Tiziano, Masaccio, Botticelli, Raffaello, Guido Reni, Brueghel il Vecchio e molti altri. Al secondo piano vi è la galleria con opere comprese tra il Duecento e il Settecento, tra cui Ribera, Goya, il Pinturicchio, Vasari, Mattia Preti e la straordinaria ‘Flagellazione di Cristo’ di Caravaggio. Al terzo piano è esposta la collezione di opere di arte contemporanea con capolavori di artisti di fama internazionale come Andy Warhol, Mimmo Jodice, Alberto Burri, Mario Merz, Joseph Kossuth, Enzo Cucchi e Michelangelo Pistoletto. Lungo tutto il percorso vi sono collezioni di oggetti di uso quotidiano che i Borbone usavano nella reggia. All’uscita del museo vi è uno splendido parco con un belvedere magnifico sulla città, non a caso chiamato dai napoletani “La veduta di Napoli”.
Napoli è anche l’unica città al mondo che abbia un museo all’aperto distribuito nelle stazioni della metropolitana. Il risultato del cosiddetto “Metro dell’arte”, progetto finalizzato a rendere più accoglienti e piacevoli i luoghi della mobilità pubblica, rendendo accessibile a tutti la bellezza di alcune tra le più belle opere dell’arte contemporanea. Le stazioni più belle sono quelle della linea 1, che da Piscinola arriva a piazza Garibaldi. Lungo questo percorso si incontrano Vanvitelli, Mater Dei, Quattro giornate, Salvator Rosa, Cavour, Dante, Toledo, Municipio e Università, più volte premiate come stazioni più belle d’Europa.
Una visita la meritano sicuramente i Quartieri Spagnoli, area urbana occupata un tempo da Castel Sant’Elmo e comprendente il quartiere di Montecalvario e porzioni dei quartieri di San Ferdinando e Avvocata. Il nome ha origine per volontà dell’allora Vicerè Pedro de Toledo, desideroso di acquartierare le guarnigioni militari spagnole destinate alla repressione di eventuali rivolte della popolazione napoletana all’epoca dell’occupazione. Per molti anni considerati un luogo da evitare, una delle zone pericolose di Napoli, oggi sono stati rivalutati e sono diventati una delle principali attrattive della città. I Quartieri Spagnoli sono anche famosi per le loro chiese: la Chiesa dell’Immacolata Concezione e Purificazione di Maria de’Nobili in Montecalvario e la Chiesa di Sant’Anna di Palazzo nel quartiere San Ferdinando.
Situata nel cuore della città, tra via dei Tribunali e la famosa Spaccanapoli, San Gregorio Armeno, nota anche come via San Liguoro o come Strada Nostriana, è una delle vie più celebri della città partenopea. Qui si respira aria natalizia in ogni momento dell’anno, viste le numerose botteghe dove si trovano maestri presepiali, che confezionano a mano statuette che riproducono i protagonisti del presepe napoletano. Si tratta di una vera tradizione antica, in quanto San Gregorio Armeno era all’epoca una stradina di origine romana che ospitava il tempio romano consacrato alla dea Cerere, la divinità della fertilità e della terra. Questa antica tradizione è rimasta viva grazie alla passione dei tanti artigiani che si sono adattati ai tempi e non riproducono più solo i personaggi della Natività classica, ma anche statuette che ritraggono politici, sportivi e personaggi famosi dell’attualità.

Mara Martellotta-reporter cooperator

Lascia un commento