L’opinione sportiva di Stefano Villa: CASERTA E LA PALLACANESTRO, UN AMORE MAI FINITO

Insieme al telecronista del club campano Alessandro Aita ripercorriamo il periodo d’oro della Juve Caserta e le prospettive per il futuro.

La pallacanestro a Caserta è sempre stata un’isola felice, una religione con molti seguaci.
Tutto è iniziato nel 1951 quando i fratelli Santino e Romano Piccolo fondano la società Juve Caserta, dando inizio a un progetto estremamente importante che crescerà esponenzialmente con l’arrivo dell’imprenditore bresciano Giovanni Maggiò.
L’ingaggio in panchina di Bogdan Tanjevic, l’acquisto del fuoriclasse brasiliano Oscar, la crescita degli Scugnizzi Vincenzo Esposito e Nando Gentile oltre all’arrivo di Sandro Dell’Agnello: da metà anni ’80 Caserta rappresenta una squadra capace di arrivare fino in fondo nei playoff Scudetto e nelle coppe internazionali (la finale di Coppa delle Coppe ’89 persa ai supplementari contro il Real Madrid del compianto Drazen Petrovic rimane impressa nella mente di tutti).
Una storia, raccontata magistralmente nella serie RAI “Scugnizzi per sempre”, che arriva allo Scudetto del 1991, vinto dalla squadra allenata da coach Marcelletti in Gara-5 contro Milano prima di un lento ma inesorabile declino che porta la Juve a diversi fallimenti per motivi economici e ripartenze non facili, fino all’attuale Serie B con la denominazione Juvecaserta 2021.
Parliamo di questo cammino unico nella storia della pallacanestro italiana con chi segue quotidianamente le vicende casertane, il telecronista del club per LNP Pass Alessandro Aita.

Alessandro, grazie per aver accettato il nostro invito. Inizierei questa nostra chiacchierata da ciò che è stata la Juve Caserta tra la seconda metà degli anni ’80 e lo Scudetto del 1991, ovvero una realtà capace di competere contro le potenze del nord.

“Se andiamo a vedere la storia del basket italiano le grandi potenze sono sempre state al nord. La prima squadra meridionale a raggiungere certi risultati è stata la Ignis Napoli negli anni ’70, ma Caserta ha messo il sud sulla mappa cestistica.
La società si è sempre mossa bene nel settore giovanile vincendo titoli e dando giocatori alla prima squadra.
Tutti ricordano ovviamente Vincenzo Esposito e Nando Gentile, ma nella squadra scudettata c’era anche un giovanissimo Cristiano Fazzi, figlio dell’ex calciatore della Casertana Marco, cresciuto nel vivaio bianconero”.

Tu eri piccolo, ma immagino che anche negli anni seguenti lo Scudetto del 1991 sia rimasto ben impresso nella memoria dei casertani.

“Avevo un anno, ma ancora oggi la città vive di quel ricordo meraviglioso, la sublimazione di una delle squadre italiane più forti di quel periodo.
Fu il coronamento di un percorso che ha visto tappe importanti come il successo in Coppa Italia e la finale di Coppa delle Coppe 1988/89 contro il Real Madrid, una partita consegnata all’UNESCO del gioco che ancora oggi trasmette emozioni uniche.
Lo Scudetto non si può dimenticare, ma forse ha alzato gli standard dei tifosi che oggi vogliono ancora Caserta in Serie A, cosa non possibile per l’attuale società se non sarà appoggiata da sponsor importanti”.

Parliamo ora di un giocatore che non ha fatto parte della squadra scudettata, ma che ha lasciato un segno indelebile nella storia casertana: Oscar.

“Sarebbe un giocatore moderno oggi, figuratevi quarant’anni fa. Nel 1990 la società fece la scelta, rivelatasi vincente, di provare a vincere il campionato affidandosi a Gentile, Esposito e Dell’Agnello, ma ciò non toglie che Oscar è stato un giocatore irreale.
Ancora oggi lui soffre tantissimo il fatto di non aver vinto lo Scudetto e appena può lo ricorda con rammarico, ma quando torna a Caserta è sempre acclamato da tutto il pubblico come merita per le emozioni che ha saputo regalare. Non è mai andato in NBA per sua scelta, ma i Nets lo volevano fortemente: può essere considerato un antesignano di Dirk Nowitzki per l’impatto che ha avuto sul gioco senza essere nato negli Stati Uniti”.

Torniamo a parlare della Juve. Dopo la vittoria dello Scudetto è però iniziato un declino che ha portato in pochi anni alla retrocessione in A2 e al successivo fallimento. É stata la fine del sogno della famiglia Maggiò?

“Assolutamente. Papà Giovanni morì prima di vincere lo Scudetto e il figlio Gianfranco riuscì a portare a compimento quell’impresa a caro prezzo. Negli anni rifiutò diverse offerte miliardarie per i suoi gioielli migliori proprio per inseguire il sogno tricolore, soldi che avrebbero garantito una vita più lunga alla società.
Nel 1998 è morta quella Juve Caserta, chi ha preso il testimone successivamente ha provato a ripercorrere quel cammino irripetibile”.

Una lenta ripartenza per poi tornare in Serie A nel 2008 e, nel 2009/10, una semifinale scudetto ancora contro l’Olimpia Milano. Che aria si respirava a Caserta in quel periodo?

“In quegli anni si aveva la sensazione di poter costruire qualcosa di veramente importante e tornare stabilmente ai vertici nazionali. Una squadra che arrivò in Serie A nel 2008 e che riuscì a costruire un roster con giocatori come Fabio Di Bella, Timmy Bowers e Jumaine Jones, quest’ultimo qualcosa di veramente incredibile. Ricordo quella cavalcata playoff contro la Virtus Roma, battuta grazie a un Jones incontenibile, e la semifinale con MIlano decisa da alcuni dettagli. Alla fine fu un unicum, ma l’atmosfera che si respirava era quella degli anni magici”.

Per tanti anni il PalaMaggiò è stato uno dei palazzetti più avveniristici e caldi d’Italia per molti anni, fino all’incendio doloso del 2021. Una cattedrale della pallacanestro italiana con una triste fine.

“Veder bruciare quell’impianto è stato un colpo al cuore per tutta la città. Quando arrivò a Caserta Giovanni Maggio diede quell’impronta imprenditoriale che mancava e fece costruire in pochi mesi il palazzetto su un terreno di sua proprietà. Il PalaMaggiò c’è sempre stato nei momenti belli e in quelli della difficile ripartenza dalla Serie B, l’incendio è una ferita che si sta rimarginando a fatica. Nel 2022 è passato nelle mani di un imprenditore casertano, ma dopo solo un anno è stato acquistato da chi gestisce il PalaPartenope. Sono in corso i lavori per renderlo un palazzetto polifunzionale, ma oltre ai concerti e ad altri eventi si spera di rivedere anche il basket”.

Arriviamo proprio al presente cestistico che si chiama Juvecaserta 2021. Che prospettive ci sono per il futuro?

“La società, a dispetto di quello che si sente dire, è solida, ma da sola non può andare oltre un certo limite. L’ultimo posto attuale in B nazionale è dovuto a errori tecnici nella costruzione del roster, non a cause economiche. La proprietà ha fatto un enorme sforzo per passare in soli tre anni dalla C Silver alla B nazionale, l’acquisto del titolo era visto come un salto nel vuoto. Tuttavia la riforma dei campionati ha fatto sì che questa fosse una scelta logica, la categoria ha riavvicinato un pubblico che negli anni ha subito tante ferite, ma il cuore dei casertani batte sempre per la pallacanestro.
Attualmente si gioca ad Aversa e ci si allena a Maddaloni una volta al giorno alle 13.30, situazione difficile e di cui bisogna tener conto, ma da febbraio 2024 si tornerà con ogni probabilità al PalaPiccolo, un qualcosa di vitale importanza per tutto il movimento”.

Ringraziamo Alessandro Aita per la disponibilità e per averci guidato all’interno di una grande storia di sport che merita di essere conosciuta e tramandata.
Per il bene di questa disciplina Caserta deve tornare al più presto a respirare aria di grande basket.

Stefano Villa – reporter cooperator

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