A pochi giorni dalla pubblicazione sul sito ufficiale del Vaticano della dichiarazione della Congregazione per la dottrina della Fede, approvata e firmata da Papa Francesco, “Fiducia supplicans”, che permette alle coppie omosessuali di essere benedette da un sacerdote, le polemiche non cessano di placarsi.
Se da un lato il gesuita statunitense stretto collaboratore di Papa Francesco, Padre James Martin, ha tronfiamente esultato per l’esito di questo lungo e tormentato percorso ecclesiastico, benedicendo subito a telecamere ben puntate i suoi due amici Damian e Jason, ci sono anche legittime reazioni in senso opposto.
L’arcivescovo metropolita della diocesi di Astana in Kazakistan, monsignor Tomasz Peta, e il suo vescovo ausiliare, monsignor Athanasius Schneider, hanno vietato ai sacerdoti della loro diocesi di benedire le “coppie irregolari”.
A simili decisioni sono arrivati i vescovi del Malawi e dello Zambia, anche loro per la linea dura e “chiusurista”.
Il documento del Vaticano rifiuta di considerare le coppie omosessuali come un matrimonio, ma cerca di approfondire ed ampliare il tema delle benedizioni, nello stile tutto gesuitico-bergogliano in atto almeno dall’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia in poi.
Un altro duro colpo per i fedeli cattolici di tutto il mondo, stretti tra i sofismi e gli arzigogolii dei documenti della Congregazione per la dottrina della Fede e il mondo Tradizionalista, sempre più avversato da Papa Francesco e dai suoi più stretti collaboratori.
Luca Dal Bon-redazione. ATTUALITÀ. Cronaca internazionale.


