La maledizione di Torbiano di Roberto Pareschi e il suo Testimone

Apparve sullo schermo, in primo piano, una grande scritta a caratteri cubitali che doveva introdurre gli spettatori al tema della trasmissione : “ la maledizione di Torbiano”. Il conduttore iniziò la puntata elencando i titoli accademici e le molte specializzazioni del gruppo di medici che aveva compiuto quella ricerca. La parola passò poi al capo dei ricercatori che iniziò la sua esposizione definendo Torbiano come una sorta di enclave ai confini del mondo, con molti caratteri distintivi che lo ponevano fuori da ogni contesto di normalità.
Lo studioso descrisse uno scenario non comune, reso ancor più particolare dalla considerazione , non a caso rimarcata più volte dallo stesso presentatore nella sua lunga introduzione, che la comunità di Torbiano si era sempre mostrata nel corso degli anni come una comunità di individui accomunati da un modo molto personale di intendere la propria esistenza. Questi uomini erano sempre stati prigionieri di uno stile di vita esageratamente riservato che si era via via evoluto in una consolidata consuetudine , fino a trasformarsi in una vera e propria ossessione. Dopo questa lunga premessa, il ricercatore passò a descrivere le varie caratteristiche dello studio compiuto e le ragioni scientifiche dei risultati ottenuti. I luoghi che descriveva, le persone che citava , assumevano ai i miei occhi i contorni di persone e fatti reali. Uomini e donne che avevo conosciuto, luoghi in cui avevo vissuto. Rappresentavano le mie storie e i miei ricordi. 

Ma ciò che ebbi modo di ascoltare poco dopo, fece passare in secondo piano ogni altra considerazione. Era una affermazione che non lasciava spazio ad alcuna interpretazione e che anzi spiegava perfettamente quanto stava accadendo in paese. Secondo lo studioso intervistato, le ricerche compiute dimostravano al di la di ogni ragionevole dubbio che ,  proprio a causa dell’isolamento a cui Torbiano si era volontariamente condannata, buona parte della popolazione aveva in famiglia parenti più o meno stretti che presentavano vincoli di consanguineità. Secondo il parere del medico questa situazione era stata, ed ancora era, l’unica causa di una rara patologia a carattere genetico che presentava un decorso clinico ben preciso : perdita progressiva e irreversibile della memoria a cui seguiva, nella quasi totalità dei casi, una forma di pazzia non controllabile. Rimasi a lungo immobile di fronte allo schermo televisivo, senza riuscire a capacitarmi di quanto avevo appena ascoltato. Le parole del ricercatore fornivano una spiegazione a molti dei miei disturbi e soprattutto confermavano che presto o tardi anche io sarei stato definitivamente aggredito da questo male. Lo dimostravano le mie sempre più frequenti amnesie. Il mio sentirmi talora fuori dalla realtà in cui mi trovavo. L’essere straniero nel paese in cui ero nato. Anche io stavo indubbiamente vivendo dentro alla maledizione. Non avevo scelta. Potevo solo attendere che il destino facesse il suo corso trasformandomi a poco a poco in un individuo senza volontà e senza un futuro.
Grazie alle parole del conduttore ebbi anche la conferma che gli abi7tanti di Torbiano pativano questo disturbo ormai da molti anni e che purtroppo negli ultimi tempi la sindrome si era manifestata con sempre maggiore frequenza. Il gruppo di studiosi segnalava infatti un notevole incremento di casi di individui che, se pure ancora in giovane età, avevano già perduto del tutto la capacità di ricordare e di ragionare. 
Spensi poco dopo il televisore con un gesto di rabbia. Ero furioso contro quei medici che avevano provato a dare una spiegazione razionale a ciò che invece non poteva essere spiegato. I loro studi scientifici non avevano tenuto conto di un particolare fondamentale. Un dettaglio che io solo conoscevo.  L’esistenza di un patto segreto tra la gente del paese per continuare a esistere. La diffusa presenza di geni consanguinei nelle famiglie di Torbiano nasceva proprio da questo patto. La maledizione di Torbiano, che tante volte era stata invocata durante la mattinata, non era una malattia da studiare ma una condizione dell’anima. La giusta colpa per aver sovvertito le leggi della natura. Rappresentava un avvertimento per chi aveva pensato di poter sconfiggere il destino e le regole della esistenza. Angela era una delle tante vittime di questa situazione. Lei che era stata il frutto di un amore più o meno consenziente tra due persone costrette loro malgrado al rispetto di regole perverse. 

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