Dunque mettiamo ordine nella situazione. Tutto il popolo sportivo italiano ha gioito in maniera compatta ad un risultato storico.
Ma i protagonisti non sono poi stati così uniti.
Entro subito nel merito della scivolata più grande, quella del presidente Binaghi.
Ma come? Sei presidente federale, ottieni la coppa davis dopo 47 anni e al protagonista di questa vittoria dici:
“Vogliamo rimanere secondi tutta la vita?”
Secondi cosa? Hanno vinto, sono primi.
Ah, forse Binaghi ti riferivi alla posizione nel ranking mondiale e alla vittoria di uno Slam?
Allora ti ricordo che il tennis è sport individuale e che mai nessuno ha detto: la Francia, o la Spagna, o la Croazia hanno vinto Wimbledon.
In quei casi vince il giocatore e la sua federazione proprio neanche viene citata.
Ma hai fatto anche un altro scivolone: il non invito ai protagonisti del 1976.
Imperdonabile.
Infine mettiamoci da ultimo Fognini, è vero ha giocato 15 edizioni di Coppa Davis con risultati dimenticabili. Il numero di presenze non assegna nessun diritto, il diritto te lo guadagni sul campo, loro hanno vinto e tu no, fatti da parte e se sei capace rispondi giocando.
L’ho detto e lo ripeto, il tennis italiano deve ringraziare che gli è piovuto il campione dal cielo del Tirolo perché così accade da sempre in Italia: un velocista arriva al tetto del mondo partendo da una regione quasi senza piste, uno sciatore arriva al tetto del mondo partendo da Bologna, un tuffatore vince tre olimpiadi nascendo a Bolzano e così via.
L’Italia produce campioni ma io ringrazierei la genetica e la determinazione dei singoli, sul resto c’è ancora molto da fare.
SINNER, LA COPPA DAVIS DELLE POLEMICHE, IL FUTURO DEL TENNIS ITALIANO
