‘GREED’ – di Danilo Ramirez

L’avidità con la quale pare che l’umanità attuale misuri la propria esistenza e i propri simili mi fa venire in mente questo film che l’anno prossimo compie 100 anni.
E’ un film che mai guarderete, lungo140 minuti nella versione distribuita dalla Metro-Goldwyn-Mayer che tagliò contro la volontà del regista i 462 minuti ( stiamo parlando di oltre 7 ore di bianco e nero, muto perché il sonoro arriverà nel 1928) della versione originale per sperare in una accoglienza da parte di pubblico e critica, ma il film fu un vero fiasco bocciato al botteghino e dai giornalisti.
Come però spesso accade oggi lo troviamo sui libri di storia del cinema ed è argomento di esami universitari.

Il regista è Eric Von Stroheim, uno dei registi “maledetti” di Hollywood, laddove il termine indica autori i cui film si rivelavano grandi insuccessi o addirittura non venivano mai completati.
Pignolo, esagerato, incapace di stare nei tempi e nei costi, Greed è comunque considerato oggi un capolavoro per la incredibile narrazione visionaria e sovrabbondante, sia dal punto di vista filmico che narrativo. Nell’idea di Von Stroheim non esiste una umanità buona, ci sono solo gradazioni di cattiveria e di odio.
La storia è tratta dal romanzo McTeague di Frank Norris.

Cercando di sintetizzare al massimo, McTeague è un minatore che sposa Trina, la quale con un biglietto della lotteria vince 5000 dollari, per l’epoca una fortuna. Con i soldi inizia la rapacità e la decadenza umana dei protagonisti.
Sottolineata da simbolismi esasperati.
Le famiglie vengono smembrate in una progressione di odio e di male fino alla famosa scena girata nella valle della morte dove attori e troupe rischiarono realmente la vita.
Come detto precedentemente, Von Stroheim era un realista esagerato che ad esempio faceva ripetere le scene se non suonava un campanello (era cinema muto) e gli aneddoti si sprecano.
Io ne ricordo uno quando era attore ne La Grande Illusione di Jean Renoir: il suo personaggio doveva mangiare una zuppa che però non si vedeva in ripresa, gli diedero del pane da masticare e lui pretese la zuppa, all’obiezione che tanto non si sarebbe visto il cibo lui rispose “il pubblico se ne accorge”.

Greed è girato in bianco e nero come tutti i film dell’epoca ma l’oggetto protagonista dell’intero film è l’oro, le monete d’oro. Von Stroheim pretese che sulla pellicola di proiezione le monete fossero colorate di oro. Quindi ci furono delle persone che dovettero colorare a mano tutte le monete che apparivano nel film, fotogramma per fotogramma e siccome un secondo di pellicola contiene 24 fotogrammi, l’operazione richiedette migliaia di colorazioni.

Perché allora vi parlo di un film maledetto al punto tale che quello che descrivo farebbe passare a chiunque la voglia di vederlo?
Perché è comunque un film geniale e coraggioso. Girato benissimo, molto intenso e soprattutto con una scelta decisamente controcorrente. Se il cinema allora era intrattenimento e avventura ecco che un autore decide di mettere in scena una dei peggiori comportamenti dell’uomo, un atteggiamento che può rovinare la vita, nella maniera più stupida e superficiale.
Cento anni fa Greed, oggi purtroppo l’umanità va ancora più verso quella direzione.

P.S. per chi voglia vederlo invece, su Youtube c’è la versione breve e anche quella di 4 ore

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