Soluzione al problema degli atleti transgender. L’opinione secondo Ramirez



Hanno fatto scalpore le prestazioni del nuotatore americano Lia Thomas il quale, nato uomo, si è dichiarato donna e sta gareggiando nei campionati NCAA a suon di vittorie quando i suoi risultati nelle gare maschili erano più che mediocri.
Analoghi risultati sono apparsi in gare di ciclismo dove un altro maschio si fa chiamare Molly Cameron e vince gareggiando con le donne.
Le foto dei due sono più indicative di qualsiasi commento ma qui non si vuole gridare allo scandalo o alla evidente distorsione del confronto sportivo. La soluzione c’è, è molto semplice e viene adottata in alcuni ambiti.
Porto l’esempio della federazione internazionale di atletica leggera che fu interessata dal caso Semenya, la mezzofondista sudafricana che nel 2009 vinse gli 800 metri ai campionati mondiali di Berlino.
A seguito di quella situazione tanto anomala quanto delicata la federazione ha semplicemente imposto a questi/e atleti/e il livello di testosterone con la naturale concentrazione femminile.
Stop.
Con questo criterio ad esempio è stata riammessa recentemente la sprinter namibiana Christine Mboma il cui livello di testosterone è stato abbassato fino ai livelli richiesti dalle attuali normative.
E attenzione, la regola è piuttosto precisa, non basta che quel livello sia regolare durante le competizioni, l’atleta deve dimostrare di averlo così da almeno 24 mesi altrimenti gli effetti sulla forza sarebbero ancora anomali.
Non mi sembra così difficile applicare questo criterio a tutte le discipline sportive.
Qui non si tratta di negare il diritto a minoranze, il principio dello sport è un confronto equo, se io gareggio in evidenti condizioni di superiorità fisiologica non viene garantita una partecipazione corretta e viene meno l’assunto base di qualsiasi competizione, di fatto è come se io fossi dopato.
La domanda che si può porre agli eventuali difensori dei “diritti” è facile: come mai sono solo uomini che vogliono competere nelle gare femminili e non avviene il contrario? Perché le donne in competizioni maschili non vincerebbero mai mentre avviene facilmente il contrario.
Le differenze naturali della forza tra uomo e donna sono di circa il 20% in più a favore dei maschi. Basta semplicemente controllare tutti i record delle gare di atletica o di pesistica.
Nessuno vuole impedire a chicchessia di praticare una disciplina sportiva ma allo stesso tempo vedere che il risultato mediocre in competizioni maschili diventa di livello altissimo in mezzo alle donne lascia perplessi e deve essere regolarizzato per non falsare una delle attività più alte dell’essere umano: il confronto agonistico in pari condizioni di partecipazione.

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