Sapete cosa c’è di veramente triste a Biella? Piangersi addosso, ritenersi costantemente i più sfortunati ed emarginati, andare sempre negli stessi locali invece di esplorare – per esempio – le nostre montagne o passare ore a guardare serie TV al posto di uscire per scoprire il nostro territorio… e magari sentirci pure dire quanto la nostra città sia triste, da chi a Biella non c’è mai stato! Confermando come le critiche e il relativo dibattito in corso siano frutto di ignoranti stereotipi piuttosto che di una reale situazione. Non bastano migliori collegamenti – seppure necessari e pure in questi anni effettuati o in fase di realizzazione – per renderci più attrattivi. O vogliono farmi credere che sia più allegro passare una domenica in un centro commerciale o in qualche metropoli globalizzata? L’alternativa non è neanche snaturare le nostre vallate con “innovazioni” che nulla hanno a che vedere con la storica tradizione identitaria e culturale di quelle zone. Semmai bisogna cominciare a studiare la storia locale, il nostro patrimonio culturale, linguistico e culinario, a conoscere il passato, gli usi e i costumi che ci hanno reso ciò che siamo oggi, a riconoscere le particolarità e i significati dei luoghi, la ricchezza delle differenze. Forse siamo considerati un territorio triste e noioso perché qui permangono antiche usanze e tradizioni, perché siamo rimasti genuini senza uniformarci alle mode del momento, perché non ci siamo conformati all’omologazione cosmopolita e multiculturale che rende magari gli altri luoghi parimenti interessanti ma, quando lo si scopre, fa del nostro un territorio unicamente emozionante da vivere. Dal vero, non dietro uno schermo storpiante la realtà.
#agorà# LA BIELLA CHE VIVE DI ALESSIO ERCOLI INVITA A NON PIANGERSI ADDOSSO.
