#boomerlife# IL BOOMER ROBERTO PARESCHI E LA SUA ESPERIENZA NEL VOLONTARIATO

Sono sincero. Diventare volontario e farlo in una struttura così all’avanguardia come la “Domus Laetitiae” è stata una esperienza davvero intensa, che in qualche modo mi ha cambiato la vita e mi ha fatto conoscere una nuova declinazione della esistenza che prima ignoravo.
Il mio prima era la vita di tutti i giorni, la vita di quelli che lavorano e non hanno tempo per pensare ad altro.
Nel mio “ adesso”, da uomo libero e soprattutto da “pensionato boomer”, ho scoperto mondi nuovi, regole, premi, delusioni e una fatica che qualche volta può diventare appagamento.
I mondi nuovi.
Esiste il mondo di chi in Domus e in genere nel volontariato lavora. Giornate faticose e problematiche vissute però sempre con la consapevolezza di aiutare gli altri, i meno fortunati. Dico davvero. Ho visto tra questi uomini e donne sorrisi che altrove non ricordo di avere mai incontrato
Poi c’è “l’altro mondo”, quello di chi in Domus e nelle altre strutture vive da sempre. Maurizio, Paolo, Marco e tanti altri ragazzi e ragazze. Chissà se sognano e cosa sognano. Chissà cosa pensano di me e cosa pensano della loro vita. Come faccio a capirli ? Questo fin dal primo giorno è sempre stata la mia prima preoccupazione. Mi sono sentito e mi sento inadeguato a questa impresa.
Ancora un cosa.
Non so perché ma entrando in Domus sono rimasto subito colpito dagli occhi delle persone.
Gli occhi quasi sempre felici di giovani uomini e donne intenti al proprio lavoro.
Gli occhi di ragazzi che vedono o immaginano il loro mondo e ti guardano senza avere i mille vincoli che la società fuori da quelle mura ti costringe ad avere. Ho visto qualcuno di questi ragazzi perdere il controllo della propria mente e urlarlo ai corridoi. Ed ho pensato che qualche volta avrei voluto farlo anche io, nei momenti difficili, ma non ne ho mai avuto il coraggio.
In ogni caso conoscere le regole che governano il quotidiano all’interno della struttura e contrapporle inevitabilmente alle vicende della mia fortunatissima esistenza comune, mi ha fatto maturare e crescere come essere pensante permettendomi di andare oltre il mio personaggio di uomo fortunato per capire che esiste un’altra speranza oltre alla mia, un’altra gioia, un’altra infinita tristezza.
E non è cosa da poco. Mi ritengo un uomo fortunato.
Prima, nella mia vita precedente, il “diverso” si materializzava sempre a pochi metri da me ed io non ero capace di vederlo e comprenderlo. Poi è successo qualcosa.
Quando un giorno ho toccato le mani di questi ragazzi.
Quando ho tentato di parlare con loro.
Quando ho provato ad aiutarli nelle piccole cose del loro vivere quotidiano ed ho scoperto, alla fine, che sono stati solo loro ad aiutare me.

Roberto Pareschi-reporter cooperator contg.news

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