Ritratti Sportivi di Stefano Villa: DIEGO ARMANDO MARADONA, UN SOGNO CHE GIOCAVA A CALCIO

A tre anni dalla sua morte l’aura di immortalità che circonda il Pibe de Oro continua a essere tangibile in un periodo che ha regalato grandi gioie all’Argentina e al Napoli.

Cosa dire che non sia già stato detto di Diego Armando Maradona? Si rischia di cadere nella banalità.
Parlare della sua tecnica è riduttivo, celebrare ciò che è stato per Napoli, la città più argentina d’Italia, sarebbe ridondante. Eppure a tre anni esatti dalla sua scomparsa Diego continua a essere una presenza fissa nella mente di tutti gli amanti del calcio.
Una sorta di forza ultraterrena che lo fa essere ancora con noi a festeggiare il Campionato del Mondo della sua Argentina e lo Scudetto del Napoli, un copione che nemmeno Paolo Sorrentino avrebbe immaginato così perfetto.

Parlare della sua carriera, iniziata nel 1976 all’Argentinos Juniors e conclusa ventun’anni dopo al Boca Juniors e che ha vissuto il momento più alto negli otto anni al Napoli e nel successo del 1986 con l’Albiceleste, non può rendere l’idea sulla grandezza del personaggio Maradona.
Decisivo in campo e tagliente con le parole e le opinioni fuori, Diego è stato in grado di entrare nella cultura di tutti i giorni come solo i più grandi riescono a fare.

A Napoli il suo volto continua a essere ben visibile sui muri di tutti i quartieri, ma soprattutto nei ricordi di chi l’ha potuto ammirare per otto anni al San Paolo, lo stadio che oggi porta il suo nome e che ha festeggiato negli scorsi mesi il terzo titolo. Il primo senza Diego in campo.

È sempre stato maggiormente impattante nelle squadre qualitativamente inferiori: non così bene, per i suoi standard, a Barcellona, sublime a Napoli dove è diventato l’icona del calcio del sud, quello che provava a battere le potenze del nord.

I due gol agli inglesi nei quarti del Mondiale 1986 racchiudono al meglio la sua ribaldezza e il talento sconfinato. Quella Coppa del Mondo è il suo lascito ai posteri, mentre le dipendenze che hanno segnato i suoi ultimi anni di vita non hanno intaccato la sua maestosità.

Perché Diego è sempre stato e continuerà a essere Diego, un sogno che giocava a calcio.

Stefano Villa – reporter cooperator

Lascia un commento