#obiettivolavoro# Ehi vuoi aprire una startup? Come si fa?

Una startup nasce sempre da un’idea, da un foglio di carta con una sfilza di appunti, da una serie disordinata di numeri, da un progetto grafico o da una stringa di codice: in questi aspetti è insito il valore inestimabile del seme. Un seme tuttavia non è ancora un progetto, che pur dal seme nasce. La startup di successo è invece una serie di processi che si susseguono e mutuano dal comune denominatore dell’idea di base.

L’idea diventa progetto:

– quando se ne comprende la possibilità di utilizzo pratico, reale ed economico (s’individua, in sostanza, la necessità di un bene o un servizio e l’idea si concreta in un’offerta chiara);

– quando se ne traccia un mercato potenziale e un target specifico (più o meno ampio, più o meno complesso da raggiungere, ma sempre necessario);

– quando si individua il più classico e semplice dei revenue model (il momento in cui e la ragione per cui il denaro transa dal cliente al fornitore, nel minor tempo possibile, poiché il tempo è denaro);

– quando si comprende che i ricavi attesi sono maggiori dei costi necessari a generare quegli stessi ricavi (marginalità industriale ed operativa positiva, formula della sostenibilità, economicità e profittabilità);

– quando, soprattutto, si concilia tutto ciò con l’ambiente normativo (per esempio, fiscale, amministrativo, previdenziale e tributario) circostante, cercando di non tralasciare gli oramai imprescindibili requisiti etici e/o ambientali (per esempio, bio, solidale, green, high tech…).

Sembra facile a dirsi, ma è molto difficile a farsi. Da un punto fermo occorre pur partire. Gli interventi che vorremmo portare a favore della comunità economica si focalizzeranno appunto sui punti nevralgici dei processi sopra esemplificati, sempre senza pretesa di assolutezza, ma semplicemente mutuando dall’esperienza pratica e cercando di prevenire i più classici dei passi falsi. In dettaglio possiamo prevedere una sorta di indice delle prossime trattazioni: si parlerà di Business Plan (dall’idea all’attuazione, un passaggio necessario per riordinare le priorità), si parlerà di scelta in tema di carattere societario (ditta individuale, società di persone o di capitali, opportunità offerte dalle recenti revisioni normative in campo sia legale che fiscale), si tratterà di iter amministrativi (autorizzazioni e relative tempistiche/requisiti, forse lo scoglio maggiore per un visionario imprenditore), ci sarà modo di annoiarsi con un recap delle scadenze periodiche e degli aspetti da monitorare (IVA su tutti, ma anche passaggi di astuzia), ci sarà da divertirsi in tema di sviluppo, cessione, valorizzazione e, perché no, quotazione in Borsa!

È inutile, a nostro avviso, parlare di startup da filosofi; è inutile scendere nei dettagli tecnici dei funzionamenti societari più complessi; è inutile fare grandi strategie di allocazione fiscale e previdenziale se prima non si hanno una sana idea e un altrettanto sano progetto di come creare un business. Il Business Plan di cui tanto si parla non è altro che un alto concentrato di buon senso, serve tanto all’organizzazione interna, quanto alla relazione con i terzi, e soprattutto, se ben se ne comprendono le dinamiche e le logiche sottostanti, è il primo campanello di allarme sul possibile funzionamento di una idea di business.

Idee semplici, difficili da replicare, dai flussi di cassa certi: le tre regole del successo.

Non occorrono grandi consulenze in fase di pianificazione, se non una guida (come un allenatore di calcio o un mentore spirituale) che indichi il miglior modo di spendere le proprie energie.

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