GLI OGGETTI DEL BOOMER ROBERTO PARESCHI


L’altro giorno per caso ho ritrovato tra le mie vecchie cose un oggetto risalente ai magnifici anni settanta che per me ha rappresentato un vero e proprio punto di svolta tecnologico: il famosissimo videoregistratore. Ricordo ancora il sofferto percorso di comprensione per riuscire a farlo funzionare e soprattutto il senso di liberazione per poter assistere per la prima volta a un film che io solo avevo scelto e che non era invece stato imposto dalle reti statali, le uniche all’epoca esistenti.
Ebbro di questa sensazione ho proseguito nella mia personale caccia agli oggetti che hanno in qualche modo caratterizzato la mia gioventù.
Ho così rivisto ciò che avevo dimenticato.
Il macinacaffè rigidamente manuale che giaceva in cantina tra polvere e ruggine.
Il trapano anche lui manuale che prima mio padre e poi io, avevamo utilizzato per lavorare sui muri.
La macchina fotografica a soffietto. Uno strumento che richiedeva una profonda conoscenza delle tecniche di fotografia, dei tempi di esposizione e della luce necessaria.
Accanto a questa ho ritrovato il mio primo apparecchio fotografico digitale in cui avevo visto, come credo molti miei contemporanei, una vera e propria “ magia “ tecnologica. Un oggetto che aveva anche il pregio di liberarmi dalla schiavitù del “ rullino” fotografico , dalle sue regole e dalla paura di eseguire fotografie sbagliate.
C’era anche un vecchio giradischi, purtroppo non più funzionante, capace di riprodurre dischi a 45 e 33 giri. E c’erano anche i dischi, dentro a improbabili copertine molto essenziali che non mostravano alcuna attenzione all’immagine.
Ho anche scoperto il pezzo più pregiato.
Una vecchia e molto ingombrante radio dotata di manopole per il volume e la sintonizzazione, con lo scheletro in legno.
In un angolo ho visto quello che in famiglia chiamavamo “ il baffo “ , una antenna abbastanza primitiva che si appoggiava sopra al televisione e che continuamente doveva essere sposta per garantire una visione decente.
Accanto c’era ancora il cosiddetto “ sintonizzatore”, un parallelepipedo di alluminio dotato di una piccola luce che occorreva accendere minuti prima della visione per permettere a una enorme apparecchio televisivo, con relativo enorme tubo catodico, di “scaldare le valvole” e dunque di funzionare.
E stata una bella sensazione riappropriarmi di tanti oggetti che avevo ormai dimenticato.
Veri e propri pezzi di storia che ci hanno traghettato verso la attuale modernità e che hanno risvegliato in me una grande nostalgia dei tempi andati.
Infine, in mezzo a quegli oggetti, c’ero anche io, ormai desueto, ormai superato, ormai incapace di osservare il mondo con gli occhi giusti.
Ma ancora vivo e ancora con la voglia di scoprire il futuro.

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