Giada e io siamo stati protagonisti di una storia difficile. Ci siamo trovati, poi perduti ed ora nuovamente incontrati. Anche quando eravamo lontani e nulla sembrava tenere insieme le nostre vite, un filo invisibile di passione ci ha sempre fatto sentire vicini. Ma mai, prima di allora, ci eravamo sentiti così legati l’uno all’altra.
“ Questo futuro che abbiamo davanti per la prima volta mi sta sembrando un muro invalicabile “
Un ombra attraversò improvvisamente il suo volto fino a quel momento radioso. Per la prima volta Giada stava rendendosi conto che, entro poco tempo, della nostra storia non sarebbe rimasto che una vaga sensazione di inadeguatezza e di angoscia. Con uno scatto di orgoglio si sforzò di trovare un qualsiasi appiglio per non affondare in quel mare di desolazione
“ Ma non posso rassegnarmi a perderti. Deve pur esistere un modo per uscire da questa situazione “.
Tra le molte storie incredibili raccontate a Torbiano c’era una storia più incredibile di tutte le altre. Parlava di un uomo misterioso che un giorno aveva deciso di costruire la propria casa in un luogo isolato, ai confini del paese, nascosto all’interno di un piccolo bosco. Un individuo solitario, un po’ bizzarro, che raccontava di essere un potente indovino capace di predire il futuro. Quest’uomo sosteneva che le storie delle vite di tutti gli uomini e delle donne di Torbiano erano scritte in un libro. Il libro in realtà era composto esclusivamente da pagine bianche ma l’indovino affermava di poter leggere in quelle pagine il futuro di tutti quelli che chiedevano il suo aiuto. Grazie alle sue predizioni, spesso corrette, aveva superato giorno dopo giorno la iniziale diffidenza mostrata dagli abitanti di Torbiano.
Giada stava fissando un punto indistinto , nascosto da un folto gruppo di piante radicate sul ciglio della strada. Intuii i suoi pensieri ancor prima che mi parlasse. Dopo essere stata sempre saldamente ancorata alla realtà, vinta dalle sue paure, stava ora cercando rifugio nella parte più irrazionale della sua mente.
“ Ti prego, accompagnami nella casa in cui vive l’indovino. Ho bisogno di conoscere che cosa ne sarà della mia vita e soprattutto cosa accadrà alla nostra storia “.
Indicò una forma ancora confusa che affiorava da una leggera asperità del terreno
” Solo se mi aiuterai riuscirò a trovare la forza necessaria per riuscire a incontrare quell’uomo “
Avrei voluto cercare di capire quale sentimento ci spingesse in direzione di quella casa e in nome di quale segreta speranza. Ma non ne ebbi la possibilità. Giada mi prese la mano e quasi mi trascinò verso la nostra nuova destinazione
Poco dopo iniziammo a scorgere su un lato della strada, verso un grumo di fogliame posizionato in una piccola curva, una baracca di lamiera grigia, leggermente nascosta da una collinetta.
“ In questa casa vive l’indovino di cui ti ho parlato “.
Giada indicò un rilievo di terra e prato da cui spuntava un blocco di platani e, poco oltre, l’ombra lunga di una strana costruzione che fin dal primo sguardo sembrava più simile a un rifugio improvvisato che a una vera e propria abitazione. Un intreccio fitto di rami avvolgeva la casa che esternamente appariva formata da grandi fogli di lamiera appoggiati a sua volta a un muro interno. Il luogo era completamente circondato da un fumo sottile. Vedevo sciami di nuvole grigie avvolgenti, probabilmente nebbia prodotta dalla umidità dei campi, che disegnavano forme curve sinuose capaci di rendere incontrollabili i profili della abitazione. Nessun sentiero segnato conduceva alla piccola porta di ingresso.
“Avviciniamoci “ dissi iniziando ad affrontare l’intrico di fogliame davanti a noi “ anche io ho sempre desiderato conoscere da vicino la casa dell’indovino ma non ne ho mai avuto il coraggio “.
Mentre ci avvicinavamo, passo dopo passo, muovendoci a fatica tra la fitta vegetazione , la vidi impallidire.
“ Ora che siamo arrivati qui vicino, questa casa mi fa ancora più paura di prima “
Mi rendevo conto che quella minuscola porzione di terra su cui poggiava la misera abitazione, rappresentava una sorta di proiezione delle nostre paure. Tutti quanti gli elementi nella immagine contorta disegnavano alla perfezione un sentimento di mistero irrisolto. Provare paura di fronte a quella espressione inquietante era perciò una reazione del tutto normale. Anche io, messo di fronte alla suggestione di quell’icona, provavo un vago senso di vertigine. La medesima sensazione che si può provare affrontando l’ignoto. Un ignoto che in quel momento si trovava a pochi passi da noi.
