La mia esperienza mi induce a ritenere che esistano due grandi categorie di colleghi “boomer”. Il boomer che definirei rancoroso, arrabbiato con il mondo e con gli altri e il “boomer romantico” che grazie al maggior tempo a disposizione riesce ad apprezzare aspetti della vita che prima aveva sempre trascurato e che dunque riesce a vedere con occhi nuovi la propria esistenza.
Io credo di appartenere a questa seconda specie.
Da quando il tempo mi lascia spazio per riflettere, ho imparato ad apprezzare le sensazioni minimali che i ricordi mi permettono di vivere.
Tra questi ricordi le ore trascorse in campagna occupano un posto d’onore.
Ho infatti trascorso una buona parte della mia giovinezza proprio in campagna, nella casa dei nonni, in un piccolo paese della pianura vercellese fatto di zanzare e di riso.
Ho visto il nonno che sempre, ogni sera prima di cenare, si dedicava alla propria falce affilandola con maniacale precisione.
Ho partecipato, con la nonna, ad affollate processioni lungo le vie del paese, innalzando fiero al cielo lumini colorati e accompagnando le preghiere del sacerdote con le mie preghiere da bambino.
Ho assistito ogni settembre e ottobre alla “ monda” del riso e ho ascoltato i canti delle donne che chine nei campi, nascoste da grandi cappelli di paglia colorata, estirpavano le erbacce dalla pianta sana del riso oppure si occupavano del raccolto.
Mi sono seduto con il nonno a pescare lungo un piccolo torrente e non ricordo di avere mai catturato un solo pesce. Mi facevano compagnia il silenzio e qualche ricordo del nonno sulla guerra, raccontato con pudore, quasi vergognandosene.
Ho corso in bicicletta lungo le vie del paese, in compagnia di molti amici, con il vento in faccia e attorno l’odore del riso appena tagliato.
Ho partecipato qualche domenica al rito delle “ due chiacchere all’osteria “ con il nonno e gli altri contadini, ascoltando senza capirli, discorsi sull’ultima grandinata o sul prezzo del riso.
Ho giocato a bocce con i grandi : enormi bocce nere di legno , attorno alle quali si intrecciavano discussioni e perfino tifo.
Potrò sembrare patetico ma oggi tutte queste immagini mi mancano terribilmente.
Il loro ricordo è forse un altri tipo di respiro : il respiro antico della campagna.
Roberto Pareschi- contg.news
