Sono cresciuto con una idea fissa in testa.
Nella mia città andare al bar a fare colazione, a prendere semplicemente il caffè o peggio ancora a consumare un aperitivo era roba da ricchi. Un passatempo riservato – per usare una espressione in voga ai miei tempi – a “sfaccendati e perdigiorno”.
Questa idea trovava certamente la sua giustificazione nelle particolari condizioni economiche e sociali di anni di ristrettezze economiche e luoghi comuni. In un’epoca lontana, in cui era necessario essere concreti e curare con molto attenzione le proprie finanze, la sosta al bar era tranquillamente sacrificabile.
Durante le vacanze estive ( sempre pagate dai nonni) ricordo che i bar con annesso complesso musicale erano assolutamente interdetti alla nostra famiglia e a me, unico e viziato figlio maschio, era concesso un cono gelato “a tre gusti” solo la sera della domenica.
Ma c’è di più.
Il bar era spesso visto, nei quartieri periferici in cui sono cresciuto, come un luogo di perdizione. Un locale per forza frequentato da malviventi in cui , diceva spesso mia madre, si giocava “a carte con i soldi”.
In realtà il bar aveva anche una funzione di “club esclusivo ” per mariti annoiati che alla sera volevano dimenticare le fatiche del lavoro cercando svago in quelle conversazioni che oscillavano tra calcio e donne e che si era soliti definire “ discorsi da uomini”. Dove si guardava la televisione che ancora era assente nelle case. Dove purtroppo la figura femminile era quasi sempre interdetta.
Oggi fortunatamente grazie anche alle migliore condizioni economiche la percezione di questo luogo è profondamente cambiata.
Il bar è divenuto un “ tempio” in cui celebrare la propria gioventù e l’allegria di un momento di spensieratezza.
Non si vede più il bar come un luogo di “ perdizione” ma al contrario uno strumento di aggregazione.
Al bar “ si fa aperitivo “ e si organizzano feste.
Non ho alcun dubbio su quale dei due scenari sia il migliore. Viva il bar moderno !
Tuttavia ricordo ancora quel locale come un luogo “sacro”, destinato agli adulti, da meritare.
Una delle ambite mete della mia maggiore età.
Perché tutta quell’epoca era impregnata da questo senso di conquista. Dalla netta distinzione del mondo degli adulti ( il bar) da quello dei giovani. Dal senso di conquista che finiva per farti sentire, la prima volta che varcavi la porta di quello strano locale, una specie di eroe.
