L’opinione sportiva di Stefano Villa: È GIUSTO RITIRARE I NUMERI DI MAGLIA?

Negli ultimi anni è diventata un’abitudine ritirare i numeri di maglia per celebrare grandi campioni, ma è giusto impedire alle future generazioni di indossare certe maglie?

In qualsiasi disciplina sportiva è diventata una consuetudine ritirare il numero di maglia di grandi campioni che hanno lasciato un segno indelebile nella storia di quel club, forse il segno di massimo rispetto che può essere riservato nei confronti di un’atleta professionista.
Ad aver introdotto questa tradizione sono stati gli americani, da sempre molto attenti a celebrare i propri campioni sportivi con queste e tante altre iniziative come la costruzione di statue davanti agli impianti.

I casi di ritiri sono molteplici e di diverso tipo: dai Los Angeles Lakers che hanno scelto di ritirare la 8 e la 24 di Kobe Bryant perché con entrambe le maglie aveva dimostrato di essere un fuoriclasse, al Milan dove solamente un Maldini potrà indossare la numero 3 appartenuta a Paolo, uno dei più grandi calciatori della storia rossonera.
Oppure tornando al basket Miami che ha scelto di ritirare il numero 23 in segno di rispetto per Michael Jordan, anche se “His Airness” non ha mai giocato per gli Heat, fino ad arrivare alla decisione della NBA di ritirare la numero 6 di tutte le franchigie (pur lasciandola ai giocatori in attività fino al loro ritiro) a seguito della morte di Bill Russell, un pilastro dentro e fuori dal campo.

La numerologia è sempre stata importante, ma una domanda sorge spontanea: è giusto impedire a un giovane di inseguire il sogno di vestire il numero del proprio idolo?
Un quesito complesso a cui è molto difficile dare una risposta, ma che merita un approfondimento serio, perché è sbagliato impedire a un giovane interista di sognare un giorno di vestire la 3 di Giacinto Facchetti o la 4 di Javier Zanetti, così come un romanista cresciuto nel mito di Francesco Totti è legittimo avere il desiderio di ripercorrere le gesta dell’ottavo Re di Roma.

Per chi sta scrivendo è sbagliato come concetto di fondo ma ciò non toglie che per quei pochi, pochissimi eletti che rientrano in questa categoria di campioni trovare una giusta celebrazione per ricordare il loro percorso sportivo e umano sia fondamentale e doveroso.
Probabilmente si continuerà a ritirare i numeri di quei campioni che lo meriteranno, spegnendo sul nascere il sogno di tanti giovani cresciuti nel mito di quel grande fuoriclasse.

Invece sarebbe più giusto raccontare ai più giovani le gesta di quei personaggi lontani nel tempo che hanno segnato lo sport che tanto amano.
Celebrarli con racconti, immagini, interviste che facciano continuare a far splendere la luce sulle imprese compiute e cementifichino la loro leggenda. Questo avrebbe molto più impatto, nell’opinione di chi scrive, di una maglia con un numero vietato da indossare. Questione di punti di vista…

Stefano Villa – reporter cooperator

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