#librando#L’alba della domenica e l’omicidio di Torbiano di Roberto Pareschi

Una notte particolarmente rigida, andandosene, aveva ceduto il posto a una invadente brina invernale. Alle prime luci dell’alba tutte le strade del paese apparivano completamente ricoperte da un sottile ma resistente strato di ghiaccio. Faceva come sempre molto freddo. Dentro al cuore stesso del paese si poteva assaporare, quasi toccare, il gusto acido dell’inverno.
Quel gelo raggiungeva le anime della gente, le avvolgeva nelle sue spire di vapore. Ma nonostante il freddo pungente la grande piazza centrale, a quell’ora di solito completamente deserta, era in quel momento attraversata in tutta la sua lunghezza da onde di individui che parevano essere in continuo movimento. C’era anche nell’aria un chiassoso e inconsueto chiacchiericcio che trasmetteva una piacevole eccitazione a tutto quanto il paese. Tuttavia, in quella immagine così insolita qualcosa non sembrava funzionare. La grande piazza appariva a un passante distratto una piazza gioiosa come tutte quelle che di solito accompagnano un qualsiasi matrimonio di paese. Un luogo pieno di voglia di vivere e di una allegra euforia. Ma bastava aver voglia di spingersi appena oltre quella insolita apparenza per accorgersi che l’insieme di tutti gli individui, delle loro parole e dei loro sguardi vuoti nascondeva invece una impercettibile anomalia.
Uomini e donne non dimostravano per nulla quella umanità spontanea e invadente che fa sembrare vero ogni tipo di folla. La gente che stavo osservando in quel momento si dimostrava una accozzaglia di uomini e donne che proprio per la loro scontata prevedibilità, sembravano recitare un copione, piuttosto che partecipare a un evento di festa che li doveva coinvolgere.
Don Paolo, avvolto in una grande veste talare, completamente bianca, attendeva gli sposi, in piedi sulla soglia del sagrato. Appariva preoccupato per quanto aveva appena iniziato a immaginare. Si guardava attorno, con brevi scatti nervosi. Era ormai chiaro a tutti che stava per accadere qualcosa di incredibile ed anche io, come tutte le altre persone presenti nella piazza, ero ansioso di comprendere di che cosa si trattasse. In un primo momento avevo notato un movimento appena percettibile, un breve respiro di folla preceduto e poi accompagnato da un mormorio insistente che si spandeva nell’aria arrivando fino alle mie orecchie. Davanti alla porta della chiesa anche don Paolo, che fino a quel momento si era sforzato di mantenere la calma, sembrava ora in preda a una grande eccitazione. Ad un tratto si liberò dai paramenti sacri da sacerdote scagliandoli a terra. Rimase davanti a tutti rivestito con i suoi soli abiti civili. Un brutto completo nero, troppo largo e rovinato. Lo osservai mentre si attardava a discorrere con le persone che aveva accanto, facendo poi ampi gesti di scusa verso la folla, quasi arringando i presenti. Osservando ancor meglio, riuscii a rendermi conto della espressione dapprima di stupore e appena dopo di rabbia apparsa su molti di quei volti, rimasti fino a quel momento impassibili. Si era aperta nella piazza come una profonda ferita che a poco a poco aveva contagiato ogni uomo e ogni donna presente nella piazza. Tutti seppero nell’arco di pochi attimi che il matrimonio tra Nives e Giada non si sarebbe più celebrato. Dopo aver appreso la notizia, l’eccitazione tra i presenti era palpabile, quasi si poteva toccare. Rendeva la folla instabile e nervosa. Da parte mia , pur non potendo conoscere le reali motivazioni di quanto poteva essere accaduto, provavo in quel momento una piacevole sensazione di soddisfazione.
Mentre mi allontanavo dalla piazza, continuavo ad ascoltare in sottofondo il mormorio ora pacato ora fastidiosamente aggressivo della folla che ancora stazionava davanti alla chiesa. Pensavo a Giada. Inaspettatamente si era rivelata una donna del tutto diversa da quella creatura arrendevole e un poco indifesa che conoscevo. Quella mattina, con il suo gesto aveva osato schierarsi apertamente contro Nives e anche contro l’intero paese. Ma un pensiero su tutti mi faceva stare male. Dove si trovava in quel momento ? La immaginavo disperata e in fuga. Certamente Torbiano non avrebbe mai perdonato questo terribile affronto che andava contro tutti i vincoli di obbedienza che i suoi abitanti un giorno si erano dati. Ero devastato da una rabbia enorme. Odiavo con tutte le mie forze Nives e le sue subdole macchinazioni. Non ce la facevo più ad accettare i silenzi di don Paolo. Detestavo anche Angela che , con la sua richiesta di aiuto, mi aveva spinto a tornare in un simile luogo blasfemo, ai confini del mondo reale. Solo Giada, con il suo gesto di grande coraggio, aveva generato una tempesta, ancora minuscola ma destinata a crescere e travolgere ogni cosa. Dentro a quella atmosfera ovattata e immobile in cui ci trovavamo era finalmente accaduto qualcosa di davvero eccezionale. Era entrata la vita, con le sue complicazioni e le sue debolezze, ma soprattutto con la sua forza dirompente capace di ribaltare le apparenze e svelare finalmente la verità.
Appena cercai di entrare nella casa dei nonni mi resi immediatamente conto che qualche cosa non andava. Il cancello che si apriva sulla strada anziché essere chiuso era solamente accostato. Poi, una volta entrato in cortile, fui colpito da una nuova stranezza. Confuso al solito gorgoglio dell’acqua proveniente dal vicino torrente mi parve di ascoltare anche un altro rumore. Un lamento sconosciuto, una sorta di fruscio, che sembrava provenire dall’interno della casa.
Preparato al peggio attraversai correndo il cortile e spalancai con un colpo secco la porta che immetteva all’ingresso.

Lascia un commento