Ritratti Sportivi di Stefano Villa: GARRINCHA, IL 7 PIÙ FORTE DI SEMPRE

L’ala brasiliana con la sua velocità e un dribbling inimitabile ha lasciato un segno indelebile nella storia del calcio mondiale.

Parli di numeri 7 e la mente finisce irrimediabilmente a tre giocatori: Cristiano Ronaldo, George Best e Manè Garrincha.
Se l’irlandese del Manchester United ha rivoluzionato il concetto di personaggio sportivo dentro e (soprattutto) fuori dal campo e il portoghese ha reso ancor più globale la disciplina, Garrincha è riuscito ad andare oltre i problemi fisici derivanti dalla poliomielite e un fisico che sembrava adatto a tutto meno che al calcio.

Il soprannome datogli dalla sorella deriva da una specie di uccellino gracile e dinoccolato, esattamente come lui prima di accendersi in campo dove era la gioia per gli occhi dei tifosi che assistevano alle partite del suo Botafogo dove è stato sublime per dodici stagioni prima di iniziare un lungo girovagare.

Corinthians, Vasco da Gama, Flamengo le principali tappe della seconda fase della sua carriera, quella del declino. Giocò anche in Italia con la maglia del Sacrofano in Prima Categoria, ma quello che si vide nel nostro paese era solamente la copia scolorita del fuoriclasse che ha fatto innamorare il popolo sudamericano.

Famoso un detto brasiliano che recita: «Ancora oggi, se chiedi a un vecchio brasiliano chi è Pelè, il vecchio si toglie il cappello in segno di ammirazione e di gratitudine. Ma se gli parli di Garrincha, il vecchio chiede scusa, abbassa gli occhi e piange».
Abbastanza indicativo di quello che ha rappresentato Manè per il popolo brasiliano che l’ha sempre riconosciuto come l’ala più forte di sempre.

Con i verdeoro è stato fondamentale per la conquista dei primi due Campionati del Mondo del Brasile nel 1958 e nel 1962.
Un apporto che in molti paragonano a quello dato da Pelé nel 1970, il massimo punto di paragone per la storia calcistica del paese. E non è difficile dar loro ragione.

Fuori dal campo celebre la sua relazione con Elza Soares, famosa cantante brasiliana per la quale divorziò dalla moglie che gli diede otto figlie (oltre ad altre tre paternità riconosciute da altre relazioni extraconiugali).
Da questa unione nacque Manuel Garrincha, soprannominato Garrinchinha, scomparso a nove anni per un incidente automobilistico.
Ma con il passare degli anni vennero a galla i problemi di Garrincha con l’alcool e anche il nuovo matrimonio con Elza terminò.

Manè è morto solo e in assoluta povertà nel 1983, nemmeno cinquantenne, una bottiglia di cachaça come fedele compagna e quel velo di tristezza pensando ai giorni lontani in cui dominava il mondo.
Sulla sua tomba al cimitero di Pau Grande potete trovare sempre sette candele accese, perché Manè Garrincha è stato il più grande numero 7 di sempre.

Stefano Villa – reporter cooperator

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