Circa un’ora dopo il nostro burrascoso incontro, un tempo stranamente molto breve per le sue abitudini, don Paolo mi invio un messaggio con cui mi comunicava in modo sbrigativo che già nel tardo pomeriggio avrei potuto incontrare una persona di sua completa fiducia che mi avrebbe fornite notizie di Angela. Il sintetico messaggio si limitava a comunicarmi un’ora e un luogo. Anche se ero infastidito dal tono troppo vago di quella affrettata risposta, accolsi con sollievo la sua promessa. Speravo di poter finalmente incontrare Angela o almeno di avere qualche sua notizia.
Rimasi ad aspettare a lungo, infreddolito e nervoso, fermo di fronte all’ingresso della casa dei nonni. Fu un tempo interminabile. Poi, quando già disperavo sull’esito di quell’appuntamento, la vidi comparire davanti a me. Era una donna minuta, esile , ricoperta con abiti troppo larghi per la sua taglia. Mi aspettava appoggiata a uno dei tanti cancelli che si affacciavano sulla strada, lo sguardo fisso a terra e le mani congiunte in una strana postura. Era la donna che prega. Non faticai a riconoscerla. Lo stesso corpo camuffato in vesti nere , dagli svolazzi confusi e troppo evidenti. Stesse movenze nervose, a scatti. Stesso profilo tormentato e intenso. Mi accorsi , avvicinandomi , di due grandi occhi azzurri, tristi e profondi, che sembravano parlare della sua vita . Ero incuriosito e nello stesso momento impaurito da quella improvvisa apparizione.
“L’altra sera ti ho visto mentre pregavi” le mie parole si persero nei suoi occhi freddi e impassibili, un vero e proprio spartiacque innalzato tra me e quella strana creatura senza nome “ mi sono chiesto cosa facessi veramente e perché tu fossi in quel luogo.“
La donna mi sorrise. Un sorriso breve, leggero, attraversato da una profondità che non avrei mai pensato di trovare in quel volto ossuto e impassibile. Con un gesto di nervosismo sembrò scacciare quella domanda imbarazzante.
“ Io invece conosco ogni cosa di te. Conosco il tuo nome ed anche la tua storia “ mi indicò con la sua mano ferma, ossuta, una specie di artiglio “ ma soprattutto so che tu stai cercando notizie di Angela”
Non riuscivo ad allontanare da me quegli occhi che mettevano a nudo, ad uno ad uno , tutti i miei pensieri più nascosti .
“Io so come aiutarti ma sappi che le risposte che stai cercando potrebbero farti molto male. ”
La donna mostrava un misto di umanità e superbia che la rendevano ora affascinante ora detestabile. Con un cenno imperioso della mano mi fece cenno di seguirla.
“ In pochi minuti di strada arriveremo alla Madonna delle Vigne “
Camminava spedita, senza alcun sforzo, nonostante l’età avanzata, percorrendo di buona lena l’unica strada che conduceva al luogo che da sempre tutti in paese chiamavano “ la Madonna delle Vigne” , un vecchio cimitero abbandonato , risalente al periodo medioevale. Durante il breve tragitto, non ci scambiammo neppure una parola, ognuno prigioniero dei propri pensieri. Mi guardavo continuamente attorno, preoccupato e impaziente di raggiungere la meta verso cui eravamo diretti , un ammasso di costruzioni funebri fatiscenti, in parte diroccate , costruite nel luogo in cui , un tempo, gli abitanti di Torbiano erano soliti seppellire i loro morti.
Finalmente la Madonna delle vigne apparve davanti ai nostri occhi. Una stretta curva a gomito aveva liberato alla vista una enorme porzione di pianura. In quella pianura spiccava una struttura tormentata , a suo modo maestosa. Una vegetazione particolarmente aggressiva, aveva a poco a poco ricoperto una estesa porzione dello spazio disponibile, formando un largo tappeto verde che lasciava liberi solo piccoli brandelli delle mura di recinzione. Il profilo irregolare sembrava congiungersi con l’orizzonte, per poi improvvisamente virare in una piccola curvatura del terreno, da cui affioravano appena gli apici di guglie appuntite, tutte sormontate da larghe croci di bronzo . Accortasi di quella vista, la donna affrettò subito il passo. Sembrava ansiosa di raggiungere quel luogo.
“ Dobbiamo fare in fretta. Tra poco scenderà il buio “
Si fermò un solo attimo , abbagliata dal cielo immenso sopra di noi, tutto striato di venature rossastre. Poi riprese a camminare spedita. Si arrestò solo di fronte a un grumo di mura rossastre.
“ Seguimi “
Entrò a passo spedito attraverso il portone di ingresso, sormontato da un grande arco vivo. Si intuivano immagini contorte, dalle tinte sbiadite, perimetri indefiniti agitati da un vento leggero. La donna si fermò davanti a una tomba interrata, indicando un minuscolo ovale riempito da una fotografia in bianco e nero di un uomo. La scritta incisa sulla pietra tombale riportava un cognome che conoscevo.
“ In questa tomba è sepolto il padre di Angela “
Non avevo mai avuto modo di conoscere i genitori di Angela. Studiai dunque con attenzione la fotografia, animato da un preciso intento: fissare in quei tratti disegnati in bianco e nero, bloccati in una smorfia di indifferenza, un particolare, un qualsiasi segnale che rimandasse al volto di Angela. Ma nulla nella fotografia che stavo vedendo mi ricordava la donna che un giorno era stata mia moglie.
“ Vengo ogni giorno in questo posto solo per concedere a quest’uomo un poco di rispetto “
Indicò la fotografia
“ Ancora oggi , a distanza di così tanti anni, provo una grande sofferenza al pensiero di quanto ha patito , quando era ancora in vita “
Nascoste nelle frasi dette, tra i sospiri pesanti della donna, nella penombra irreale che avvolgeva quel luogo di morte, c’erano tracce di una nuova verità.
“ L’uomo che tu vedi raffigurato in questa fotografia “ indicò ancora l’ovale , con la sua mano che ora tremava “ non è il vero padre di Angela “
Quelle parole avevano attraversato tutta l’aria, giungendo fino a me con tutta la loro carica drammatica. Affiorava dal passato un nuovo pezzo di storia che non riuscivo a comprendere.
“ Ma se quest’uomo non è il padre di Angela, chi erano allora i suoi veri genitori ? “
La donna che prega si segnò, con un sospiro lungo, profondo, senza speranza.
“Nessuno può dirlo”
Era a quel punto della nostra conversazione una affermazione priva di senso.
La donna che prega mi guardò a lungo , intensamente.
“ È venuto il momento che tu sappia dove puoi trovare la verità che stai cercando “
La sua voce mi stava a poco a poco schiacciando.
“ Sono certa che un uomo come te penserà che quanto sto per raccontarti sia solamente frutto della mia fantasia. Ma ti posso assicurare che invece ogni più piccolo particolare di questa storia è assolutamente vero. Tutti i fatti di cui parlerò sono il frutto degenerato di un mondo che anche tu imparerai a riconoscere “
Indicò lo spazio intorno a se, fermandosi in corrispondenza dell’ombra lontana del paese, una macchia scura appena visibile oltre le mura.
“ Devi essere ben certo di volere ascoltare “
Non avevo alcun dubbio.
“ Subito dopo la guerra questo posto era abitato da poche famiglie. Molti uomini e molti ragazzi erano morti , uccisi in guerra o durante il conflitto civile che era arrivata anche in paese. Quasi nessuna delle poche famiglie rimaste aveva avuto dei figli. Torbiano stava morendo, schiacciato sotto il peso del progressivo abbandono . Una prospettiva desolante per un paese orgoglioso e solitario che aveva fatto del suo orgoglio e del suo isolamento un modo di esistere. Era indispensabile reagire a quel destino, invertire la rotta, a qualsiasi costo e in qualunque modo. Un giorno gli abitanti rimasti , determinati a ribellarsi a quella morte annunciata, strinsero tra loro una sorta di patto segreto. Gli uomini giurarono che avrebbero fatto ogni cosa in loro potere per tornare a procreare e a garantire dunque la futura sopravvivenza del paese. Anche le donne, come conseguenza, si impegnarono a sopportare qualsiasi compromesso pur di assicurare a Torbiano quei figli che tutti attendevano . Unioni tra parenti, anche stretti. Relazioni occasionali. Nulla avrebbe avuto ancora importanza al di fuori del vero obiettivo che quegli essere umani si erano proposti. Garantire un futuro alla loro specie e al paese in cui abitavano. “
La donna tornò a guardare la tomba , mentre ormai la notte aveva preso il sopravvento.
“ Quest’uomo ha patito più di ogni altro abitante di Torbiano quella folle decisione “
Il volto della donna che prega era una sola cosa con la notte. Si nascondeva nel buio mentre mi parlava.
“Erano ormai trascorsi due anni senza che il matrimonio con la futura madre di Angela avesse prodotto qualche frutto. Ovviamente una situazione simile non poteva essere tollerata dagli altri uomini di Torbiano. Era necessario intervenire, in qualunque modo, poiché non era pensabile che quella famiglia non contribuisse, come tutte le altre, ad assicurare una discendenza al paese. “
Ascoltando quelle parole mi sembrò di essere stato scaraventato in un mondo privo di riferimenti. Mi trovavo su un palcoscenico, coinvolto in una misteriosa rappresentazione. Questo mondo che avevo frequentato per tanti anni e che ancora riconoscevo in ogni porzione di terreno, era stato il riferimento della mia giovinezza. Era il luogo degli interminabili , noiosi, banali pomeriggi alla locanda trascorsi a immaginare un futuro veloce, allegro e pieno di vita. Il paesaggio dove avevo vissuto i miei primi amori, fatti di poche parole e di immagini rubate. Tutto questo avrebbe potuto essere vita vera, fatta di sangue, di sentimenti, di pianti e di gioia. Invece era stata una recita. Un palcoscenico piatto e uniforme , su cui mi ero esibito in uno spettacolo che “loro”, quelli che avevano costretto Angela a ritornare a Torbiano e che ora mi stavano gridando di andare via, avevano pensato apposta per me. Uno spettacolo dentro al quale avevo recitato, in tanti anni, un ruolo che non era il mio.
Era il triste teatro della mia memoria personale.
“ Ora finalmente riesco a vedere la follia che si nasconde in ogni cortile, in ogni casa, in ogni strada di questo paese “
La donna che prega, distratta dalla mia esclamazione, si voltò. Intuivo da una specie di sorriso disegnato sul suo volto che giustificava le mie parole così piene di rancore verso Torbiano.
“ Per mesi quegli uomini bussarono alla sua porta, senza che lui riuscisse a trovare la forza per ribellarsi. Ogni sera era costretto a vedere un uomo diverso nel letto della moglie. Finché finalmente un giorno la madre di Angela scoprì di attendere un figlio. Torbiano poteva continuare a vivere ma lui “ si rivolse alla fotografia in bianco e nero “ era morto dentro”.
Il buio aveva ormai avvolto la struttura in cui ci trovavamo. Un buio assoluto che copriva non solo la campagna ma anche noi due esseri umani, perduti in quella immensa pianura che per la prima volta scoprivo cattiva e ostile. Un vento leggero soffiava ancora sulla vegetazione, agitando le forme degli arbusti, spingendosi fin dentro le costruzioni funerarie, all’interno del cimitero.
“ Ora finalmente capisco. Angela è figlia di questo paese ed io ho avuto la colpa enorme di volerla portare con me in un luogo diverso.”
La donna allargò le braccia, sconsolata
“ Per questo motivo tutti ripetono che non dovevi tornare . Agli occhi della gente , quando hai deciso di allontanarti con lei , hai commesso un enorme sacrilegio. “
Si fermò, mentre mi osserva con una espressione insieme preoccupata e complice
“ Ed ora loro vorranno farti scontare in qualche modo la tua scelta “
Per qualche minuto non ci scambiammo più nemmeno una parola. Poi senza preavviso la donna che prega tornò ancora a farsi sentire.
“ Qui attorno sono state costruite nel corso degli anni le tombe degli uomini che un giorno strinsero tra loro quel patto folle, nato per tentare di far sopravvivere questo paese”.
Indicò con un ampio gesto della mano lo spazio intorno.
“ Che strano destino. Questi uomini hanno lottato per una vita intera, con il solo intento di riuscire ad assicurare alla comunità la sua sopravvivenza. Eppure , ora che sono morti , nessuno qui in paese si ricorda più di loro e di quanto hanno fatto per Torbiano. Tutte le loro tombe sono da sempre prive di un fiore“
Mi avvicinai con timore a quelle costruzioni, cercando di intuire tra le tenebre gli ambienti interni, nascosti spesso dietro a pesanti strutture in ferro lavorato. Seguendo una specie di sentiero, segnato in più punti da strisce di ghiaia fine e bianca, scoprii anche numerosi tumuli a terra nascosti dalle cappelle funerarie. Erano elementi modesti , composti da una unica pietra marmorea con impresso un nome, sormontata da una semplice fotografia in bianco e nero. La fila di pietre era interrotta in qualche punto da tombe più ricercate, abbellite da curiose raffigurazioni di piccoli angeli. Intuivo volti devastati dall’effetto del tempo, dominati da espressioni impassibili, furiose, rese ancora più impersonali da occhi granitici, fermi sull’obiettivo. Gli uomini indossavano cappelli a larghe tese, portati con rispetto. Le donne avevano il capo coperto da grandi fazzoletti neri che le schematizzavano in ovali dagli aspetti tristi. Pensai con orrore che forse, tra quei volti impassibili e severi, si nascondeva il vero padre di Angela.
Quando ritornai nella parte del cimitero illuminata dalla luce della luna, mi accorsi che la mia accompagnatrice era scomparsa. Provai a cercarla inutilmente, chiamandola a gran voce, ma di lei non rimaneva più alcuna traccia.
Tornai in paese attraversando i luoghi che col tempo mi erano ormai diventati famigliari. Camminai accanto al lungo e tortuoso canale che si spingeva fino al paese, tutto compresso nei suoi vortici incontrollabili. Quelle acque avevano ghermito e trascinato sul fondo il corpo esamine della piccola Carla. Accompagnato dal loro richiamo cattivo ero riuscito a scoprire, nascosta tra le lacrime di Nives, un poco della sua sofferta umanità. Rividi il misterioso prato del diavolo, con la sua erba sempre verde e rigogliosa, in qualsiasi stagione dell’anno. Proseguendo ancora incrociai la graziosa casa di Miriam, una donna mite che aveva avuto il coraggio di sfidare il tempo e di immortalare tutti i suoi momenti più belli in migliaia di immagini fotografiche. Poco dopo apparve, quasi appoggiato sulla linea dell’orizzonte, il vecchio cascinale appena ristrutturato in cui viveva Giada . Una apparenza piena di significati nascosti, resa preziosa dalle ore di amore che avevo trascorso tra quelle mura.
Sopra ognuna di quelle immagini irrequiete, attorno a tutti i sentimenti che queste stesse immagini evocavano nella mia mente, dominava, con la sua presenza ingombrante e possessiva, il profilo spigoloso della chiesa del paese e ciò che essa rappresentava in quel momento per me. Proprio in quel luogo entro poche ore si sarebbe consumato un tradimento nei miei confronti. Il matrimonio tra Nives e Giada. Dopo gli accurati preparativi dei giorni precedenti, la chiesa era ormai pronta per il grande giorno. Nives e Giada , nascosti da qualche parte in paese , stavano attendendo il momento in cui si sarebbe realizzata la loro meschina vendetta nei miei confronti.
