Sono nato nel 1956 , undici anni dopo il termine della seconda guerra mondiale, una immane catastrofe che ha causato milioni di morti.
Purtroppo negli anni 60 le guerre non sono affatto scomparse.
Nel 1962 la crisi dei missili a Cuba portò il mondo sull’orlo della terza guerra mondiale e per la prima volta nella storia si parlò di “guerra nucleare”.
Nel giugno del 1967 scoppiò la guerra dei sei giorni tra israeliani e una colazione di stati arabi.
Sempre negli anni 60 la guerra del Vietnam era in pieno svolgimento.
Poi negli anni 70 si sono succedute in territorio africano moltissime guerre.
Infine al termine di quel decennio non si può non ricordare la sanguinosa invasione dell’Afghanistan da parte della Russia e i moltissimi morti che questa azione causò.
Quello era il mondo in cui la nostra generazione crebbe e formò le proprie convinzioni.
Era il mondo che volevamo cambiare con le nostre manifestazioni per la pace. Con la ribellione degli studenti nel 1968. Con le nostre ingenue “speranze” rivoluzionarie.
Oggi è tornato quel mondo ?
In parte si. Negli anni 2000 le guerre non sono affatto scomparse e, nell’epoca della informazione spettacolo ci sembrano ancora più terribile.
Ma proprio qui sta il punto.
Noi avevamo vaghe idee di cosa stesse accadendo. Quanti morti. Quali devastazioni. Si leggeva sui giornali notizie frammentari e spesso contradditorie. E tuttavia ci sentivamo coinvolti, per nulla assuefatti agli orrori della guerra ma anzi con una grande voglia di cambiare il mondo.
Oggi viviamo nell’epoca della spettacolarizzazione dell’informazione. Riceviamo notizie in televisione dagli inviati in tempo reale. Sempre in tempo reale possiamo osservare morti e devastazioni.
Eppure oggi, mi pare, esiste una certa assuefazione a queste immagini. Non credo sia insensibilità ma è piuttosto il senso di rassegnazione che oggi abbiamo noi tutti, giovani e vecchi, di fronte a queste vicende.
E non riusciamo più a indignarci contro i potenti che ci portano verso la catastrofe.
Sospiriamo, partecipiamo al dolore e poi ci giriamo dall’altra parte.
Facciamocene una ragione. Ognuna delle battaglie combattute non con i fucili ma con l’intelletto è stata irrimediabilmente perduta.
Roberto Pareschi-reporter cooperator
